Acqua e sostenibilità: pubblicata la nuova norma ISO

Eugenia Scambelluri

Qual è l’impatto che le attività di produzione di materiali e di servizi hanno sulle risorse idriche, sempre più limitate, soprattutto in alcune zone del mondo?

Per misurarlo arriva la water footprint, l’impronta idrica, la “traccia” che consente di valutare la

reale portata dei processi di produzione sulle risorse idriche, definire gli eventuali danni e

programmare le possibili strategie per evitare le ricadute negative sull’ambiente e sulla qualità

della vita.

La water footprint adesso è oggetto di una norma internazionale, la ISO 14046 “Environmental

management – Water footprint – Principles, requirements and guidelines”, che ha visto la

luce proprio nei giorni che hanno preceduto l’avvio della World Water Week, in programma a

Stoccolma dal 31 agosto al 5 settembre, organizzata dal SIWI, Stockholm International Water

Institute. Acqua ed energia è il tema conduttore dell’edizione 2014, che riunisce oltre duemila

tra esperti, operatori, manager e imprenditori di tutto il mondo per scambiare idee, confrontarsi sulle nuove tecnologie, trovare insieme nuove soluzioni.

“Sono due i principi fondamentali della norma – spiega Alessandro Manzardo del CESQA

(Dipartimento Ingegneria Industriale dell’Università di Padova) e coordinatore del Gruppo di

lavoro UNI sulla gestione ambientale di prodotto, che ha contribuito alla stesura della norma

ISO – l’analisi dell’impatto sull’intero ciclo di vita del prodotto, dall’inizio alla fine, e la

completezza della valutazione. L’intero processo viene infatti analizzato in tutte le sue

sfaccettature, tenendo conto delle diverse modalità di interazione”.

La water footprint analizza non solo i prelievi di risorse idriche, ma anche l’inquinamento delle

acque generato dalle attività umane, oltre a prendere in considerazione diverse categorie di

impatto, dalla degradazione all’eutrofizzazione, dalla tossicità all’acidificazione delle acque.

Conoscere l’impronta idrica di un processo aziendale è un vantaggio non solo per i consumatori

ma anche per le aziende. Vantaggio che si traduce in efficienza dei processi produttivi,

risparmio di risorse idriche e possibilità di conquistare nuove fette di mercato, attirando i clienti

e i consumatori più sensibili alle produzioni sostenibili.

“In alcuni Paesi come la Francia – conclude Manzardo – sono già stati varati dei provvedimenti

 

legislativi (legge Grenelle, ndr) che prevedono che tutti i prodotti in vendita debbano riportare in etichetta la carbon footprint -ossia quanta CO2 viene emessa per produrre quel bene o fornire quel servizio- e la water footprint. Lo scopo della norma ISO appena pubblicata è proprio quello di definire un quadro che renda più consapevoli i consumatori, i produttori e i rivenditori in fase di scelta e di acquisto dei prodotti”.