Coronavirus, in Italia 225 cinesi tra i 19.888 stranieri detenuti. SAPPE: “nessun allarmismo ma predisporre da subito adeguate misure di tutela a favore di Polizia e personale penitenziario”

redazione

“In Italia ci sono complessivamente oltre 60mila 700 persone detenuti. Gli stranieri sono poco meno di 20mila ed i cinesi ristretti in carceri italiane erano 225 alla data del 31 dicembre scorso. Non c’è alcun allarmismo circa il “Coronavirus”, dunque, ma richiamo il Ministero della Giustizia ed in particolare il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a predisporre adeguati interventi a tutela delle donne e degli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, in servizio nella prima linea delle Sezioni detentive 24 ore giorni, e di tutti gli operatori penitenziari”. E’ l’auspicio di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“Non c’è alcun allarme Coronavirus nelle nostre carceri, per adulti e minori, ma è auspicabile che si adottino le opportune cautele”, prosegue. “La promiscuità nelle celle favoriscono la diffusione delle malattie, specie quelle infettive. Se si considera che un terzo della popolazione detenuta è straniera, autorevoli consessi impegnati nella sanità in carcere, come la SIMSPe, hanno constatato che con il collasso di sistemi sanitari esteri e con il movimento delle persone, si riscontrano nelle carceri tassi di tubercolosi latente molto più alti rispetto alla popolazione generale. Se in Italia tra la popolazione generale si stima un tasso di tubercolosi latenti, cioè di portatori non malati, pari al 1-2%, nelle strutture penitenziarie ne abbiamo rilevati il 25-30%, che aumentano ad oltre il 50% se consideriamo solo la popolazione straniera”. Capece ricorda come l’Epatite C sia tuttora l’infezione maggiormente presente nella popolazione detenuta in Italia.

Per il SAPPE, dunque, “è indispensabile monitorare costantemente la questione e predisporre ogni utile intervento a tutela dei poliziotti e degli altri operatori penitenziari”.