Coronavirus, influencer fondamentali per responsabilizzare i giovani

redazione

“In questo momento di grande emergenza, in cui la chiusura delle scuole ha ridotto la forza di sensibilizzazione dei docenti verso gli studenti, è fondamentale il ruolo degli influencer nel responsabilizzare i giovani ad adottare le misure restrittive raccomandate dall’autorità per contenere l’emergenza Covid-19”. A sottolinearlo Massimiliano Cavallo, uno dei maggiori esperti italiani di Public Speaking, autore del libro “Parlare in Pubblico Senza Paura” (edito da Anteprima Edizione).

Un recente sondaggio dell’Istituto Noto ha rilevato che solo il 35% degli studenti delle scuole medie superiori dichiara di mettere in atto i comportamenti consigliati dal Governo per ridurre il rischio di trasmissione del virus. “Rispetto ai temi del coronavirus – dice Cavallo – il 67% dei giovani dichiara di informarsi attraverso il web e solo il 27% dice che segue la TV ed i programmi che nello specifico affrontano questo argomento. E il web, soprattutto i social network, sono fonte di fake news e, purtroppo di cattivi esempi da parte di alcuni influencer seguiti dai giovani”. L’esperto, quindi, invita gli influencer a sfruttare responsabilmente il proprio appeal sui giovani. “Come in parte sta già accadendo, bisogna stimolare artisti, cantanti, influencer, calciatori e personaggi famosi con largo seguito sui social, a fare video che veicolino un messaggio il più possibile uniforme”, spiega l’esperto. “Parlano a diversi target di popolazione e possono davvero avere un impatto positivo. I ragazzi – continua – tendono a emulare i comportamenti degli influencer, quindi questi non devono limitarsi a inviare un video appello e basta, devono invece costruire un racconto quotidiano ‘ai tempi del coronavirus’. Devono, cioè, fare stories mentre sono in casa, rendere credibile quello che stanno facendo, raccontare come trascorrono il loro tempo. Possono, ad esempio, lanciare delle sfide, delle challenge del tipo: che libro stai leggendo, come fai sport in casa, che serie tv o film vedi, ecc.”.

Come parlare ai giovani? “Dal punto di vista del tono – spiega Cavallo – non servono certo toni paternalistici. Funzionano sicuramente meglio toni ironici, come quelli usati da Fiorello nel suo video, o modalità creative come la canzone cantata da Giuliano Sangiorgi. Nel rivolgersi ai ragazzi bisogna fare attenzione a non far leva solo sui pericoli. Se pensiamo di ottenere qualcosa spaventando le persone, stiamo sbagliando. Questo tipo di comunicazione innesca invece il senso di sfida, la voglia di dimostrare di essere forti e fighi perché ‘tanto a me non succede’”. E in questo “sentirsi superiori” fa gioco la mancanza di sintomi del coronavirus e l’assenza di contagiati tra i giovani. “Può invece funzionare meglio – dice Cavallo – giocare sul senso di colpa delle persone, far capire quanto i nostri comportamenti individuali possano creare danni non a noi ma ai nostri nonni o ai nostri genitori, a soggetti a rischio nostri conoscenti (si pensi ai malati di tumore)”. In sostanza: niente panico per quanto concerne gli effetti diretti del virus. “Ma grande senso di responsabilità nei comportamenti individuali, per il contenimento del contagio e la tutela delle fasce di popolazione più esposta”, conclude.