GdF: Caserta, operazione “flyable” arrestati i vertici di un’organizzazione criminale dedita al contrabbando di sigarette

Enrico Fiorenza

Era proprio una struttura criminale in grande stile, con base operativa in provincia di Napoli ed in grado di far circolare migliaia e migliaia di kg. di sigarette di contrabbando importate dall’Est Europa, di comunicare attraverso sofisticate apparecchiature radio, di avere la disponibilità di grandi depositi per lo stoccaggio delle “bionde” con accessi occulti, di avvalersi di automezzi appositamente predisposti con doppifondi per l’occultamento delle merci e finanche di sostenere economicamente le famiglie dei loro affiliati finiti in carcere.
Sono queste alcune delle potenzialità delinquenziali che la Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, contesta in capo ai 14 soggetti arrestati stamani (4 dei quali in carcere e 10 agli arresti domiciliari), dai finanzieri del Comando Provinciale di Caserta al termine dell’operazione “Flyable” che le fiamme gialle avevano già avviato nell’agosto del 2015 allorquando fermarono una “autovettura-staffetta” nonché un autoarticolato con a bordo 14 tonnellate di tabacchi lavorati esteri (t.l.e.), tra l’altro arrestando i 4 cittadini polacchi che stavano effettuando il trasposto.
Lavorando a stretto contatto con il II Reparto – del Comando Generale del Corpo ed anche con i collaterali organismi esteri di polizia, l’indagine si è così sviluppata nel tempo, peraltro giungendo a significativi risultati di servizio che – soltanto tra il 2016 ed il 2018 – hanno portato al sequestro di oltre 36.000.000 kg. di sigarette contrabbandiere, e all’arresto in flagranza di reato di 36 persone.
I pesanti colpi messi a segno dai militari della Guardia di Finanza avevano però messo in guardia i vertici dell’organizzazione i quali, sospettando di essere intercettati, si erano fatti estremamente prudenti nei loro contatti di “affari” utilizzando linguaggi criptici nelle conversazioni, intestando schede telefoniche a prestanome oppure occultando apparati ricetrasmittenti (tutti sintonizzati sulla medesima frequenza) nei cruscotti degli automezzi utilizzati per le attività contrabbandiere, grazie ai quali potevano anche allertarsi immediatamente tra loro in caso di presenza di pattuglie delle Forze di Polizia sulla strada.
A riprova di quale fosse il livello di attenzione nei riguardi delle possibili indagini tecniche di polizia condotte nei loro confronti, basti considerare anche il ricorso a sofisticatissime apparecchiature in grado di rilevare la presenza di microspie in locali chiusi o in autoveicoli, fattori questi che hanno reso oltremodo difficile il prosieguo delle indagini che, in ogni caso, oggi sono giunte ugualmente a conclusione con l’arresto dei vertici della banda.