Il cyberbullismo protagonista sui social

Samanta Sarti

E’ il bullismo, nella subdola variante “cyber”, la tematica principe per engagement (oltre 9.500 azioni – fonte dati: Data Stampa) della settimana appena trascorsa. Sempre più numerose le iniziative, locali e nazionali, atte a sensibilizzare, informare e prevenire: dal via libera della Camera alla Mozione anti-bullismo alle pubblicazioni di esperti; dai premi riservati a scuole e studenti, ai Convegni “a tema”. Oltre 2 mila azioni sono state raccolte, in specifico, dalle fonti online che hanno riportato i dati dell’Osservatorio Generazione Proteo (Link Campus University), presentato a Roma. Il Rapporto – che conferma la fotografia scattata dal Rapporto Istat 2016 – mette in evidenza un fenomeno preoccupante comune a gran parte dei 30mila studenti italiani, tra i 17 e i 19 anni, presi in esame: la «rottura del patto fiduciario tra giovani e istituzioni». Un «divorzio dalla società, dalle istituzioni e soprattutto dalla politica del Paese, verso cui si sentono creditori» con la «Res publica, interlocutore latitante che alimenta le principali paure di una gioventù altrimenti coraggiosa, determinata e senza particolari pregiudizi». Tra le “paure” ricorrenti, e deterrente psicologico dalle conseguenze drammatiche, compaiono proprio gli episodi di bullismo e cyberbullismo, subiti soprattutto tra le mura scolastiche (oltre il 50% dei casi).

Poco più 350 azioni di engagement per una storia che pare scimmiottare l’incipit di War Games, il celebre film di Badham. Sventato in pochi mesi, grazie all’azione congiunta e all’intervento mirato della Polizia Postale (di Venezia, Trento, Firenze e Catania) il giro d’affari “illeciti” creato da due giovani hacker residenti nel vicentino che, attraverso il sito www.cercohacker.com, attivo dal 2015, pubblicizzavano non meglio precisati servizi di hacking: recuperare password di social network o di account e-mail, installare software spia per carpire i dati di WhatsApp, forzare sistemi di sicurezza privati e aziendali… , persino modificare i voti universitari.

Per evitare, o almeno arginare il più possibile, attacchi da parte dei pirati, le Aziende Informatiche stanno escogitando sistemi di accesso ai dati personali, alternativi alla “password”. Dal riconoscimento dell’iride, o del volto, a quello dei tatuaggi; dalla lettura del pensiero al riconoscimento vocale, sono davvero tanti e insoliti i progetti-prototipi in fase sperimentale. Ha totalizzato oltre 300 azioni di engagement una notizia che, sebbene abbia ancora il sapore dell’”indiscrezione”, tuttavia pare prossima alla realizzazione: Apple starebbe pensando di eliminare le password dai Mac integrando nel nuovo sistema operativo una funzione che consenta di abbinare via bluetooth l’iPhone e di sfruttarne il Touch ID per riconoscere l’utente. Numerose testate online hanno approfondito l’argomento, curioso, citando i sistemi biometrici di rilevazione attualmente esistenti e testati con discreto successo da importanti Aziende a livello mondiale.