“Operazione Wanted 3”: estradizione del cittadino nigeriano Happy UWAYA dalla Francia

redazione

È arrivato oggi in Italia all´aeroporto di Fiumicino Happy UWAYA, estradato dalla Francia dove era stato catturato lo scorso 6 marzo a Parigi nell´ambito del progetto WANTED 3, promosso dal Servizio Centrale Operativo teso a rintracciare i soggetti che, per sfuggire all´esecuzione di provvedimenti restrittivi si danno alla latitanza sia in Italia che all´estero.
Nelle scorse settimane lo SCO, in sinergia con lo SCIP-Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Criminalpol, ha indirizzato le polizie tedesca e francese al rintraccio ed all´arresto di 9 latitanti nigeriani, tutti destinatari di Mandato di Arresto Europeo, che avevano trovato riparo in quei paesi.
Gli indagati appartenevano tutti alla cellula denominata “CATACATA M.P. (ITALY SICILIY) – De Norsemen Kclub International”, operante a Catania e provincia, con base operativa presso il C.A.R.A. di Mineo (CT) facente parte di un´organizzazione criminale transnazionale nigeriana di matrice cultista denominata “Vikings” o “Supreme Vikings Confraternity” (SVC), detta anche “NORSEMEN della Nigeria”, sodalizio radicato in Nigeria e diffuso in diversi stati europei ed extraeuropei, caratterizzato dalla presenza di una struttura organizzativa di carattere gerarchico, di organi deputati al coordinamento dei vari gruppi diffusi nel territorio dello stato italiano e al controllo del rispetto delle regole interne, nonché dalla presenza di ruoli e cariche aventi specifici poteri all´interno della compagine associativa.
A capo di questo sodalizio mafioso vi era proprio Happy UWAYA ritenuto responsabile di aver promosso ed organizzato l´associazione per delinquere e di aver perpetrato, in tale ambito associativo al fine di agevolarne l´attività, abusi sessuali su di una giovane nigeriana che non intendeva sottostare alle sue richieste e direttive.
L´uomo, nella sua qualità di “executioner”, veniva contattato dai sodali quando qualcuno dei membri era in difficoltà, chiamando a raccolta i vari accoliti che intervenivano su suo ordine.
Anche la moglie EWANSIHA Josephine, rivestiva un ruolo chiave nella `confraternita´, ricoprendo l´incarico di rappresentante della comunità nigeriana all´interno del centro di accoglienza di Mineo (CT), che le ha consentito di mediare con le vittime dell´associazione criminale affinché non sporgessero denuncia alle autorità.