Trento, il SAPPE replica al Garante dei detenuti

redazione

Ferma presa di posizione del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE dopo la diffusione della relazione del Garante dei detenuti della provincia di Trento Antonia Menghini: “Non ci è piaciuto l’auspicio del Garante di avere, nel carcere di Spini di Gardolo, personale ‘qualificato’ di Polizia Penitenziaria. Il personale in servizio, infatti, è già altamente qualificato e professionalmente di alto livello e non saperlo o riconoscerlo vuol dire non sapere di cosa si parla. E’ un dato di fatto oggettivo che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria affrontano ogni giorno pesanti disagi lavorativi, eppure fanno tutto quanto è possibile perché le criticità operative non influiscano sulla regolarità dei servizi. Per questo il SAPPE dice loro mille volte grazie, grazie ai nostri poco conosciuti eroi del quotidiano, per quello che fanno ogni giorno a rappresentare lo Stato con professionalità, abnegazione, umanità per garantire ordine e sicurezze. Altro che figura di garanzia: oggi il garante rappresenta una sola parte del mondo della giustizia, ossia i detenuti, quelli che sono prevalentemente in carcere per avere commesso reati”.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“A cosa serve avere una figura del genere, se neppure sa riconoscere il valore della Polizia Penitenziaria e dei suoi appartenenti?” aggiunge Capece. ”Ai detenuti delle carceri italiane sono assicurate e garantite ogni tipo di tutela, a cominciare dai diritti legati all’integrità fisica, alla salute mentale, alla tutela dei rapporti familiari e sociali, all’integrità morale e culturale. Diritti per l’esercizio dei quali”, prosegue, “sono impegnati tutti gli operatori penitenziari, la Magistratura ed in particolare quella di Sorveglianza, l’Avvocatura, le Associazioni di volontariato, i parlamentari ed i consiglieri regionali (che hanno libero accesso alle carceri), le cooperative, le comunità e tutte le realtà, che operano nel e sul territorio, legate alle marginalità. E particolarmente preziosa, in questo contesto, è anche l’opera svolta quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Donne e uomini in divisa che rappresentano ogni giorno lo Stato nel difficile contesto penitenziario, nella prima linea delle sezioni detentive, con professionalità, senso del dovere, spirito di abnegazione e, soprattutto, umanità. Con buona pace di taluni garantisti ‘a senso unico’”.

Capece sottolinea che “è fondamentale, con buona pace di quel che poensa il Garante dei detenuti di Trento, che la Polizia Penitenziaria venga tenuta al centro di ogni riforma strutturale,  assicurare uno sviluppo qualificato del personale verso i ruoli apicali della dirigenza, dei direttivi, degli ispettori e dei sovrintendenti, nell’interesse dello stesso sistema penitenziario che è incentrato sullo sviluppo degli elementi del trattamento, sulla sua individualizzazione, sul rispetto della dignità e dei diritti fondamentali nell’esecuzione penale. A contatto con i detenuti, 24 ore al giorno, salvandoli quando tentano il suicidio o quando si rendono responsabili di eventi critici anche gravi, sono le donne e gli uomini del Corpo, altamente qualificati”. Ed evidenzia che per il SAPPE “si deve arrivare ad una riorganizzazione del Corpo di Polizia Penitenziaria che sia più funzionale al sistema della sicurezza del Paese, considerato proprio che il nostro Corpo di Polizia è espressione di una specializzazione nel panorama del Comparto Sicurezza e del sistema giustizia del Paese”.