Agricoltura: rinvii a giudizio per presunta truffa ai danni dell’Agea

domenico silvestri

La Procura della Repubblica di Macerata ha rinviato a giudizio i presunti responsabili di una truffa ai danni dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AGEA) i quali, attraverso la creazione di un’azienda fantasma di allevamento di ovini nel maceratese, hanno percepito illecitamente aiuti per circa 80mila euro. I fondi sarebbero stati percepiti da un allevatore che, con la complicità di un commercialista, è riuscito a far figurare sulla carta un’azienda zootecnica intestata ad una persona inesistente che, invece, compariva sia nell’albo delle imprese della Camera di Commercio che nel registro dell’anagrafe tributaria. Successivamente il presunto responsabile ha presentato una domanda unica di pagamento telematico all’AGEA, con la complicità dello stesso commercialista, risultato anche operatore di un Centro di Assistenza Agricolo, attribuendo alla stessa azienda la falsa disponibilità di alcune centinaia di ettari di terreni agricoli e pascoli nel maceratese e in altre province, anche fuori regione.
Le indagini, svolte dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Macerata insieme alla locale Sezione di Polizia Giudiziaria e ad altri reparti del Corpo forestale dello Stato, con il coordinamento della Procura della Repubblica, non solo hanno consentito di accertare l’indebita percezione di aiuti per circa 80mila euro, ma hanno anche evitato che l’AGEA erogasse all’azienda fantasma ulteriori 150mila euro di fondi pubblici. L’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro conservativo dei conti correnti e dei terreni intestati ai presunti responsabili. Le complesse indagini sono state condotte tra Marche, Abruzzo, Sardegna, Lazio e Toscana, in quanto i meccanismi fraudolenti adottati erano molto articolati a livello territoriale e sofisticati sotto il profilo delle modalità: falsificazione di documenti d’identità, contraffazione di comunicazioni di istituti di credito, falsa attestazione di disponibilità di terreni, di greggi e altro. L’operazione appena conclusa può considerarsi in qualche modo originata da quella denominata Vello d’oro, svolta dal Corpo forestale dello Stato nelle Marche nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011 per contrastare alcune sacche di illegalità nelle aree montane del basso maceratese e dell’alto ascolano, finalizzate alla percezione illecita di aiuti previsti dal Programma di Sviluppo Rurale da parte di alcuni allevatori di ovini.