È allarme sui fichi secchi tossici. Il Sistema di allerta rapido della Valle d’Aosta ha chiesto il ritiro immediato dai supermercati italiani delle confezioni di fichi secchi da 250 grammi provenienti dalla Turchia e distribuiti da una ditta cesenate. L’allerta è scattata per il riscontro di livelli di aflatossina B e G superiori ai limiti di legge. Le aflatossine sono micotossine prodotte da due specie di Aspergillus, un fungo che si trova soprattutto in aree climatiche calde e umide. Esistono 17 tipologie di aflatossine. La più nociva è l’Aflattossina B1, tanto che l’IARC, l’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro, l’ha classificata come “agente cancerogeno per l’uomo”. L’Aflatossina B1 è anche la più presente nei prodotti alimentari. Pericolose anche le tipologie B2, G1, G2, M1, M2. In quanto genotossiche e cancerogene, l’esposizione alle aflatossine dev’essere limitata e i livelli massimi sono stabiliti dal regolamento (CE) n. 1881/2006. L’organo più colpito dalle aflatossine sembra essere il fegato con cirrosi e carcinomi, ma secondo diversi esperti queste sostanze possono provocare anche arteriosclerosi, cancro al seno, cancro alla prostata e infertilità. Ma sono ancora sconosciuti tutti gli effetti nocivi provocati da queste sostanze. Le aflatossine si sviluppano su substrati vegetali come cereali (soprattutto il mais), semi oleaginosi, spezie, granaglie, frutta essiccata e frutta fresca. Un ulteriore pericolo arriva dalle proteine di origine animale: le vacche che mangiano foraggi e mangimi contenenti muffe, potrebbero infatti produrre latte contenente aflatossine M1. E i formaggi derivati da questo latte potrebbero avere una concentrazione di aflatossina di gran lunga superiore.
Le autorità competenti hanno ritirato il lotto di fichi secchi segnalato dal sistema d’allerta rapido della Valle d’Aosta. Giovanni D’Agata, presidente dello «Sportello dei Diritti», ha inoltre avvisato i consumatori in possesso delle confezioni di fichi secchi del lotto 090022385-11-205 TMC 01/10/2015 di non consumarle e contattare immediatamente i Carabinieri Nas o la Asl competente per territorio.











