Le celebrazioni per il 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, sono state aperte ieri mattina con l’arrivo al binario 1, della stazione Termini, del treno della memoria che, partito dalla stazione ferroviaria di Aquileia, è stato accolto a Roma dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, dal Ministro per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone e dal Ministro della Cultura Dario Franceschini. Unitamente al trio di ministri, ad attendere il convoglio vi era anche l’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Luigi Ferraris che, avendo patrocinato l’iniziativa insieme al Ministero della Difesa, ha voluto sottolineare non solo il valore del progetto in sé, ma anche il costante apporto che le Ferrovie hanno offerto alla Penisola nel corso del tempo: « da quando l’Italia unita muoveva i primi passi alla ricerca di una sua identità di nazione a quando le vicende internazionali l’hanno condotta a divenire epicentro dei conflitti mondiali, le Ferrovie hanno ricoperto sempre un ruolo attivo, sia in occasione di eventi catastrofici come terremoti e inondazioni, che di eventi che hanno forgiato e consolidato il senso di appartenenza ai valori dell’identità nazionale come la Grande Guerra. Commemorare e riproporre cento anni dopo il viaggio del Milite Ignoto, grazie al grande lavoro di ricostruzione storica della Fondazione delle Ferrovie dello Stato Italiane, non è solo un atto di estrema potenza evocativa ma un modo di ribadire come Ferrovie dello Stato e la storia d’Italia vanno fianco a fianco. L’unità d’Italia divenne reale man mano che il Paese reale veniva collegato».
Dello stesso avviso è stato il Ministro Guerini che, parlando a nome degli uomini e delle donne in uniforme, ha voluto ribadire la valenza mitologica e fondativa che tale iniziativa ebbe cent’anni fa. Il trasporto del Milite, infatti, «diede una grande spinta all’Italia dopo la guerra, fu un momento di unificazione del nostro Paese e un messaggio alle generazioni future. Il viaggio del Milite Ignoto unì l’Italia lungo il tragitto, unì le famiglie che piangevano i loro cari. Quella straordinaria manifestazione di vicinanza e solidarietà fu un momento unificante per il Paese. A cento anni quel messaggio è ancora attuale. Quella voglia di unità, di capacità di stringere legami di solidarietà è ancora presenti. Ha caratterizzato i mesi drammatici e ne avremo bisogno per la ripresa dopo la pandemia».
La locomotiva a vapore, messa a disposizione dalla Fondazione FS Italiane, ha ripercorso il tragitto del convoglio che, ormai un secolo fa, condusse la salma del Milite ignoto dalle trincee del confine orientale all’Altare della Patria. Il viaggio della memoria ha rievocato quella cerimonia laica, voluta dal governo Bonomi, volta all’elaborazione del lutto di una nazione la quale, alla fine della Prima guerra mondiale, dovette fare i conti con una cruda realtà che si rifletteva nelle nere vesti delle madri e nei silenzi dei padri che furono costretti ad affrontare il dolore più grande, la perdita dei propri figli. Seguendo la logica dell’uno per tutti, il 28 ottobre 1921 Maria Bergamas venne prescelta come madre d’Italia e, in virtù di tale onore, incaricata di decidere quale dei tanti soldati senza nome sarebbe divenuto il simbolo di tutti quei ragazzi che caddero, armi in pugno, in difesa del suolo patrio.
Il tragitto della salma fu vissuto con trasporto. Le cronache del tempo riportano, con l’enfasi del Primo dopoguerra, la sacralità di quell’evento che cementò l’identità nazionale: «Il treno sfila adagio tra due ali di popolo genuflesso. Solo in piedi un sacerdote benedice il feretro. Il convoglio procede attraverso la campagna, ma ancora gente lungo la linea quasi ininterrottamente, sono contadini. I pagliai sono imbandierati e in cima svettano pertiche che portano infisso l’elmetto di un caduto».
Nonostante siano trascorsi cento anni, tutti quei fanti privati del proprio nome continuano a vivere nella memoria della nazione per la quale si sono battuti e in nome della quale sono caduti.







