Arrestato il proprietario della Nocerina Calcio

Leonardo Ricci

Associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture false e al trasferimento fraudolento di lavori, è questa l’accusa che ha portato agli arresti domiciliari il proprietario della Nocerina Calcio, unitamente al fratello e al cognato di quest’ultimo, con un contestuale sequestro di beni e disponibilità finanziarie per centinaia di milioni di euro e il parallelo coinvolgimento di altri 136 soggetti, tra i quali figurano anche alcuni funzionari di banca.

Sono stati questi gli effetti dell’operazione “Nuceria” che i finanzieri del Comando Provinciale di Salerno hanno condotto sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, grazie alla quale è stato portato alla luce un complesso sistema truffaldino mosso da un giro di fatture false, dichiarazioni infedeli e riciclaggio di denaro sporco.

Le indagini delle fiamme gialle salernitane – durate circa due anni – avevano preso avvio dallo smarrimento di alcuni assegni bancari, per un valore di 55.000 euro, emessi dalla Nocerina Calcio in favore di un suo giocatore.

I complessi accertamenti fiscali poi susseguiti, che hanno riguardato anche l’operato di alcuni funzionari di banca, hanno svelato un vero e proprio “sistema” di frode articolato sulla costituzione di società “cartiere” (vale a dire esistenti solo sulla carta) intestate a semplici prestanome e sulle quali far ricadere gli obblighi di natura fiscale.

Proprio attraverso queste società “fantasma” transitavano appalti pubblici e fatturazioni per operazioni inesistenti e sovrafatturazioni, il tutto per non apparire in prima persona come il “dominus” di determinate operazioni e per incassare utili prima di sparire nel nulla senza versare un euro al Fisco.

In questo strano “universo societario” si creavano così fondi occulti da impiegare, ad esempio, nel pagamento di tangenti per l’aggiudicazione (irregolare) di appalti pubblici e pagamenti “in nero” in favore di talune particolari figure come i calciatori della Nocerina Calcio nonché altri tesserati della medesima società.

L’ingegnoso e sicuramente articolato sistema di frode ha cosi consentito agli arrestati di conseguire ingenti quanto illeciti guadagni e di costituire così un vasto patrimonio composto da quote societarie, capitali sociali, decine di fabbricati, terreni e altri beni mobili, sul quale gli inquirenti hanno ora messo le mani al fine di risarcire l’Erario da un danno tributario stimato in circa 34 milioni.