ASSIV: allarme insolvenza per le società d’intermediazione

Roberto Imbastaro

L’Assiv, l’associazione delle imprese del settore vigilanza armata aderente a Confindustria, chiederà un incontro urgente con il Ministero dell’Interno e con l’ABI per esaminare il rischio di insolvenza che potrebbe interessare il settore dell’intermediazione, dove operano i cosiddetti network di cui si servono le banche per i servizi di piantonamento, trasporto valori, “contazione” denaro e pronto intervento. L’allarme nasce dalla richiesta di pre-concordato preventivo avanzata al tribunale di Brescia dalla Dual Service, tra le più grandi società di intermediazione, la cui crisi rischia di ripercuotersi su centinaia di imprese di vigilanza privata che Dual Service impiegava come subfornitori di servizi di vigilanza armata in tutta Italia. L’Assiv ricorda di aver denunciato già nel novembre 2010 con una lettera a Banca Intesa, all’ABI e alla Banca d’Italia, la pratica diffusa tra molte banche italiane di affidare i servizi di vigilanza alle società di intermediazione (ex art. 115 Tulps) invece che direttamente alle imprese di vigilanza armata, con notevole danno economico per queste ultime, costrette ad accettare contratti di subfornitura a prezzi non remunerativi. “Questo modo di procedere da parte delle banche, contrabbandato come modernizzazione organizzativa perché consente di avere un unico interlocutore – sottolinea l’Assiv in una nota – ha nascosto in realtà il vero obiettivo che era ed è quello di acquistare a prezzi stracciati le prestazioni, spesso con azioni ed atteggiamenti, da parte degli intermediatori, del tutto simili a quelli in uso nel caporalato”. Per l’Assiv, il rischio per gli istituti di vigilanza di non vedere onorati i propri crediti da parte di Dual Service è evidente “e può avere conseguenze catastrofiche per la sopravvivenza di molte imprese e di conseguenza pesantissime ripercussioni sui livelli occupazionali”.“Nei prossimi giorni – conclude l’Assiv – chiederemo un incontro urgente con il Ministero dell’Interno e l’ABI per cercare di trovare soluzioni a questa problematica, non escludendo il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico perché, se la situazione dovesse precipitare, i numeri in ballo anche sul piano occupazionale sono sicuramente paragonabili, se non superiori, a quelli di altre importanze vertenze in atto nel nostro Paese”.   In Italia il settore della vigilanza privata conta circa mille imprese che danno lavoro a oltre 50.000 guardie giurate armate.

I NUMERI DELLA VIGILANZA PRIVATA

Attualmente, in Italia (dati 2011 – Osservatorio ASSIV sulla sicurezza sussidiaria e complementare) sono operative 993 imprese di vigilanza privata (comprese cooperative e consorzi). Le guardie giurate sono 53.638, di cui 3.112 donne.  Circa il 37% delle guardie giurate ha un’età tra i 35 e i 44 anni. Riguardo la provenienza geografica, più della metà delle guardie giurate risultano nate in una regione del sud Italia.