Novanta minuti. Un’ora e mezza è durato l’incontro tra il segretario di Stato americano Antony Blinken e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov a Ginevra. Al termine dei colloqui, considerati da entrambe le parti «franchi e di sostanza», non si è giunti ad alcuna risoluzione della disputa in atto, ma si sono poste le basi per ulteriori confronti, ipotizzando, altresì, un possibile nuovo vertice tra il Presidente Biden e il suo omologo Putin.
L’aspetto principale del confronto, costruttivo ma non risolutivo, è stato la presa di coscienza delle vicendevoli posizioni. Il segretario Blinken, commentando l’esito dei colloqui, ha dichiarato: «non ci aspettavamo progressi, ma ora cominciamo a capire meglio le richieste reciproche» e ha annunciato che, entro una settimana – presumibilmente lunedì 24 -, l’Amministrazione statunitense farà corrispondere al Cremlino una dichiarazione scritta rispetto a quanto avanzato dall’Amministrazione russa. La posizione della Casa Bianca rimane chiara, seppur si sia dimostrata disponibile ad ascoltare le istanze dei rappresentanti russi, non vi è alcuna via alternativa al seguente aut-aut: diplomazia oppure costi ingenti per Mosca.
Biden lo aveva già sostenuto durante la conferenza stampa di giovedì scorso, 20 gennaio, «qualsiasi ingresso di militari russi in Ucraina sarebbe una invasione. E sarebbe accolta con una risposta economica severa e coordinata con gli alleati. Sono stato molto chiaro con il presidente Putin».
Invasione che, almeno per questo momento, non sembrerebbe la strada prescelta da Lavrov che, accogliendo di buon grado le aperture di Washington, ha scelto di ammorbidire i toni, allontanando così l’incubo della guerra dall’orizzonte.
«la Russia non intende attaccare l’Ucraina» e «non ha mai minacciato il popolo ucraino», sono state le parole del ministro russo. Un’apertura che, tuttavia, non è firmata in bianco. Difatti, per comprendere se si è sulla giusta rotta per una reale fase di de-escalation oppure no, Mosca attende di visionare le risposte scritte della Casa Bianca a quanto proposto.
Nonostante i temi concilianti, la diplomazia non ha escluso definitivamente dalle ipotesi presenti sul tavolo l’opzione militare. Infatti, da ambo le parti, la corsa agli armamenti continua. Gli Stati Uniti hanno approvato per Kiev aiuti militari per un ammontare di 200 milioni di dollari e, sul fronte opposto, le truppe di Putin continuano a muoversi lungo i confini ucraini, non solo sul versante sud – orientale, ma anche lungo la frontiera della Russia bianca. È notizia di questi giorni che, con il pretesto di una esercitazione congiunta, Lukašėnka ha dato il via libera alle truppe russe di stanziarsi a soli 400 km da Kiev.
In questo clima di rinnovata Guerra fredda, mentre il governo del presidente Zelens’kyj fa circolare un vademecum su come la cittadinanza dovrà comportarsi in caso di invasione delle truppe speciali e dei tank russi, il grande assente continua ad essere l’Unione Europea che, sebbene abbia in Macron l’alfiere di una nuova Europa sovrana e militarmente indipendente, non riesce ad avere una voce forte e univoca sulla crisi che minaccia le porte orientali del Vecchio continente.
Lorenzo Della Corte





