Bruciavano rifiuti tossici e commerciavano illegalmente rame. Tre arresti nel napoletano

Tiziana Montalbano

Nel napoletano due aziende autorizzate al trattamento dei rifiuti nascondevano un illecito traffico di rame ottenuto attraverso l’incenerimento dei rifiuti stessi.
L’indagine, promossa dalla sezione Ambiente della Procura di Napoli coordinata da Aldo De Chiara, ha portato, nella mattinata di oggi, a tre ordini d’arresto con l’accusa di associazione a delinquere, traffico organizzato di rifiuti e ricettazione.
L’operazione, partita a seguito di un arresto per resistenza a pubblico ufficiale legato a un rogo doloso di rifiuti, ha scoperto, grazie al contributo dell’Asl Napoli 3 che monitora gli incendi nel territorio di Caivano- Afragola – Casoria, un’organizzazione che nel giro di sei mesi è stata in grado di immettere sul mercato 118mila tonnellate di rame illecitamente ottenuto anche bruciando le guaine plastiche che lo ricoprono, un materiale che la Ue classifica tra i rifiuti particolarmente pericolosi per la presenza di antimonio e piombo.
La combustione dei rifiuti, triturati abusivamente in diversi impianti del napoletano (Casoria, Napoli, Afragola), avveniva su suoli agricoli la cui proprietà è riconducibile ai due gruppi familiari, Miele e Rosano, nell’ambito dei quali sono state emesse le ordinanza restrittive del pm Maria Cristina Ribera.
“Nerone” era il soprannome di uno degli arrestati, specializzato nel processo che consentiva di rivendere tonnellate di rame a diverse società, almeno un