Camorra: pronto l’attentato a Saviano

Paola Fusco

Sarebbe tutto pronto per far accendere la miccia e uccidere lo scrittore Roberto Saviano. Secondo quanto riportato ieri dai maggiori quotidiani italiani, il clan dei Casalesi potrebbe aver preparato un piano per assassinare lo scrittore. A rivelare tempi e progetto dell’attentato è stato un pentito, Carmine Schiavone, cugino del più noto Francesco “Sandokan”, che sta scontando l’ergastolo. Appresa la notizia, l’avrebbe riferita alla Polizia; la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo poiché la minaccia sarebbe attendibile e sono in corso ulteriori accertamenti da parte della Dda e della Procura di Napoli. A far muovere i clan contro Saviano, secondo gli inquirenti, il "troppo clamore" che ha scosso le cosciente provocato dal libro "Gomorra". Il "Corriere della Sera", inoltre, riferisce che l’attentato doveva verificarsi sull’ autostrada Roma-Napoli, "durante uno dei frequenti spostamenti di Saviano e degli uomini che lo proteggono". Proprio nei giorni scorsi, il pentito Oreste Spagnuolo, uno dei killer degli immigrati ghanesi uccisi a Castel Volturno, aveva raccontato che il boss Giuseppe Setola "cercava di procurarsi dell’esplosivo con un detonatore e un telecomando: non mi ha spiegato cosa voleva farci, ma diceva che era un modo facile per uccidere". “Ho potuto accertare che si veglia sulla sua sicurezza”, ha detto il presidente della Repubblica “ e non penso di dover dire nulla che suoni come allarme”. “Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà…". A parlare è Roberto Saviano, che oggi a “La Repubblica” sottolinea di sentirsi "prigioniero di Gomorra" e annuncia di voler lasciare l’Italia "per riavere una vita". "Penso – ha detto – di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente". "Ho creduto -continua- che fosse assai stupido, oltre che indecente, rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che e’ nella piu’ intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina". Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri, oggi qui, domani lontano duecento chilometri, spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".