Carceri, Milano: scoppiato incendio a San Vittore

Redazione

“L’incendio di martedì notte nel carcere di Milano San Vittore è stato un drammatico evento che poteva avere ben più gravi conseguenza. Per fortuna, e grazie alla professionalità, al sangue freddo ed al senso del dovere delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere milanese (ma anche di quelli presenti nella Caserma interna che sono subito accorsi ad aiutare i colleghi) le conseguenze pur significative sono state contenute. Va quindi a tutto il Reparto di Polizia Penitenziaria di Milano S. Vittore il nostro plauso ed il nostro più vivo apprezzamento per come è stato gestito l’evento critico. Ma la cosa grave è che tutti o quasi sapevano i pericoli di quella struttura prefabbricata dalla quale sono sprigionate le fiamme: una struttura adiacente la Sesta sezione detentiva, un locale nel quale erano custodite bombolette di gas, carta e altro materiale altamente infiammabile. Perché si è permesso che quel luogo diventasse una zona altamente pericolosa, a stretto contatto con una sezione dove lavorano poliziotti e vivono molti detenuti? Perché si è permesso che si accumulasse lì dentro tanto materiale pericolosissimo? Forse è più opportuno parlare di una tragedia evitata, grazie al prezioso e fondamentale contributo dei poliziotti penitenziari milanesi. E per questo chiediamo alla Ministro della Giustizia Paola Severino una immediata ispezione a Milano che accerti eventuali responsabilità e inadempienze”.Questa la dura presa di posizione di Donato Capece, Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), circa l’incendio sprigionato nella serata di martedì nel carcere di Milano S. Vittore.“Il grave episodio di Milano conferma quel che diciamo da tempo, e cioè che nell’Amministrazione Penitenziaria manca una cultura della prevenzione e della salubrità dei luoghi di lavoro nei quali sono impiegati gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria nonostante esistano precise disposizioni di legge. Esistono ad esempio nuclei centrali e territoriali di vigilanza, VISAG, che non vigilano se poi accadono fatti del genere La sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro nelle carceri è un optional: esistono (ma non dappertutto!) le figure professionali previste dalla specifica normativa ma poi non le si mettono in condizione di operare perché mancano la formazione e l’aggiornamento professionale. In più occasioni, da ultimo il 20 marzo scorso, abbiamo chiesto con una nota ufficiale all’Amministrazione Penitenziaria di disporre un monitoraggio a livello nazionale finalizzato ad accertare se i rappresentanti della sicurezza presenti negli istituti penitenziari fossero effettivamente in possesso dei requisiti per l’esercizio del mandato perché è obbligo del datore di lavoro la formazione dei lavoratori, dei loro rappresentanti e dei responsabili ed addetti al servizio di prevenzione e protezione nonché degli incaricati delle attività di prevenzione ed incendi. La risposta è stata una annunciata sensibilizzazione dei provveditori regionali, che a loro volta forse hanno sensibilizzato i direttori delle carceri, ma corsi di formazione non se ne sono visti! La realtà è che l’Amministrazione Penitenziaria continua a vivere in una dimensione virtuale rispetto alle reali criticità delle carceri e invece di promuoverne la salubrità pensa a introdurre la vigilanza dinamica dei poliziotti (ossia un agente in più posti di servizio) e patti di responsabilità con i detenuti, a tutto discapito della sicurezza dei nostri penitenziari, di chi ci lavora e di chi ci vive.”