Carceri: poliziotti dal ministero e dai provveditorati per garantire i colloqui pomeridiani ai detenuti

redazione

La decisione sarebbe stata presa a fine giugno, in una riunione di dirigenti del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nella quale per altro spiccava l’assenza di appartenenti alla Polizia Penitenziaria. Per garantire ai detenuti, secondo l’arcinota sentenza CEDU Torreggiani, i colloqui nelle carceri con i familiari anche di pomeriggio, tutti i poliziotti in servizio nel Dipartimento di Roma e nei Provveditorati Regionali faranno turni di servizio nelle galere.

Una decisione criticata con asprezza dal SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “I burocrati che hanno deciso questa cosa, guarda caso in una riunione in cui non c’era un solo appartenente alla Polizia Penitenziaria ma solo dirigenti carcerari e financo ufficiali del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia – che non esiste più!!! -, hanno dimenticato tutti i direttori, gli educatori, i ragionieri, le assistenti sociali imboscati tra Ministero della Giustizia e Dipartimento e che invece sarebbe opportuno mandare a lavorare nei penitenziari, dove c’è carenza proprio di queste figure professionali. Abbiamo carceri ancora senza un direttore e loro pensano che il problema sia garantire i colloqui ai detenuti al pomeriggio, come se la Polizia Penitenziaria già non facesse i salti mortali per garantire in Italia una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso. Forse questo sfugge a chi era a quella riunione.. …”, dichiara tagliente Donato Capece, segretario generale SAPPE.

“Trovo gli esiti di questo summit tra burocrati carcerari demagogici e ipocriti, distanti dalla realtà e supina ai diktat dell’Europa, che già vede il nostro Paese dare i soldi dei cittadini italiani onesti ai criminali detenuti che hanno “patito” il sovraffollamento nelle nostre carceri. Come se uno finisse in cella per sua scelta… Altro che gli Stati Generali per l’esecuzione della pena: qui bisognerebbe far emergere le responsabilità di tutti i burocrati carcerari che hanno fallito nel corso degli anni questi temi e far pagare le inefficienze e le incapacità loro e dei loro collaboratori. Altro che strizzare l’occhio a Bruxelles decontestualizzando la realtà italiana…..”