Caserta, il saluto dei Parà, arrivano i Fanti

Paola Fusco


Dopo cento giorni, i circa 500 parà del 186° reggimento Folgore impiegati nell’operazione “Strade sicure”, condotta nell’agro aversano e lungo il litorale domizio, hanno passato le consegne ai fanti del 66° reggimento aeromobile Trieste della brigata Friuli. La cerimonia si è svolta ieri nel piazzale della scuola specialisti dell’Aeronautica militare alla presenza del comandante del secondo comando delle forze di difesa generale, Francesco Tarricone. Sul palco d’onore erano presenti il prefetto di Caserta Ezio Monaco, il questore Carmelo Casabona, il comandante provinciale dei Carabinieri Carmelo Burgio, il cappellano della scuola aeronautica, padre Giovanni Busiello. Il tenente colonnello Aldo Zizzo ha passato la responsabilità della condotta dell’operazione al colonnello Giuseppe Levato: “Dopo cento giorni è cambiato l’atteggiamento della gente nei confronti dei parà: il nostro arrivo fu accolto con diffidenza e indifferenza, ora ci sono segnali di cambiamento ma ora bisogna continuare ". Zizzo ha poi tracciato un bilancio del 100 giorni trascorsi nel casertano nell’attività di prevenzione contro la cosca dei casalesi. Complessivamente sono stati 5.500 i servizi di pattugliamento svolti, 350 le attivita’ di cinturazione per favorire le perquisizioni operate dalle forze dell’ordine, 23 le operazioni compiute per la caccia ai latitanti, oltre 60 mila le persone controllate e circa 43 mila i veicoli perquisiti”. Nel corso del suo discorso Zizzo ha poi voluto evidenziare l’attività svolta in sinergia con "gli agenti della sezione distaccata di Casal di Principe della squadra mobile di Caserta", voluta dal questore Casabona. "Adesso siamo pronti a cedere il testimone – ha proseguito Zizzo – al 66° aeromobile”. Il tenente colonnello Zizzo ha poi letto uno scritto consegnatogli un mese fa da alcuni giovani di Casal di Principe: "Siamo qui oggi per dimostrarvi che non esistono solo cose brutte nelle nostre zone. Cosa aspettavate di trovare quando siete venuti qui? Spari di pistole e bombardamenti? Beh, sicuramente anche qualcosa del genere ma se andate oltre le apparenze, oltre quelle strade non asfaltate, oltre questi ghetti, ci sono tante persone che si svegliano presto ogni giorno e con il sudore della fronte guadagnano soldi onesti, ci sono famiglie che si accontentano di quel poco che possono, gente che vive tranquilla e ci sono ragazzi che, malgrado la consapevolezza di vivere in un mondo corrotto, in cui la criminalità si espande a macchia d’olio, per paura spesso tacciono". La risposta è arrivata dal colonnello Levato, comandante del 66° reggimento Trieste: "La vostra lettera ci da fiducia; siamo qui per aiutarvi a non avere paura".