Confcommercio, Agen: "Non si fa sviluppo senza aiutare imprese e famiglie"

redazione

Non è solo il tasso il problema delle pmi italiane, per lo meno di quelle che hanno ancora la forza di chiedere e addirittura di ottenere credito in banca. A pesare è il costo dei cosiddetti oneri acessori. Lo ha sottolineato il vicepresidente di Confcommercio incaricato per le politiche del credito, Pietro Agen, spiegando come al posto della commissione di massimo scoperto siano state introdotte due nuove voci, molto più costose per le imprese: la concessione di affidamento e le commissione di istruttoria veloce. "Occorre – ha detto Agen – trovare un metodo per legare i costi di questi servizi a quello reale sostenuto dalla banca. Perché oggi tanto più l’azienda è debole, tanto più paga, e ciò di fatto esclude tante imprese dal mercato". Il vicepresidente di Confcommercio ha quindi evidenziato la differenza che esiste tra quanto dice la Bce e quanto fanno gli istituti sul territorio ("le banche hanno puntato su finanziamenti speculativi invece di aiutare imprese e famiglie, così non si fa sviluppo"), mentre un ulteriore problema è rappresentato dalle le garanzie ("negli ultimi tempi si è puntato sempre di più a una garanzia pubblica emarginando il ruolo dei confidi: bisogna invece rilanciarne fortemente il ruolo perché senza confidi sarebbero fallite molto più aziende"). Agen ha infine denunciato che più del 50% dei beni confiscati alle mafie restano inattivi, proponendo la costituzione di un fondo mobiliare di garanzia a supporto delle aziende confiscate e per le start up, con cogaranzia dei confidi stessi.