Crack ILA: arrestati i vertici aziendali

Roberto Imbastaro

Con oltre 180 pagine di motivazioni, il GIP del Tribunale di Cagliari ha disposto la custodia cautelare nei confronti degli amministratori della ILA nonché il sequestro di tutti i beni mobili e immobili appartenenti agli indagati per un controvalore di circa 6 milioni di euro.

All’alba gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Cagliari e di Milano si sono presentati presso le abitazioni degli amministratori pro-tempore della ILA, dando esecuzione ai provvedimenti di arresto emessi dall’Autorità Giudiziaria.

Da questa mattina, quindi, Binetti Andrea e Carboni Rober sono rinchiusi in carcere, mentre Gambacorta Stefania è stata ristretta presso il proprio domicilio. Agli arrestati, oltre che a 6 ulteriori indagati, è stato notificato l’avviso di garanzia dove sono contenute le accuse rivolte loro dalla Magistratura inquirente: bancarotta fraudolenta, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione e utilizzo di fatture false, falso in bilancio e altri plurimi reati di falso.

E’ stata data contestuale esecuzione a cura dei militari del Nucleo pt di Cagliari e di Sassari, inoltre, al sequestro preventivo del denaro depositato sui conti correnti, delle ville, degli appartamenti e delle autovetture degli indagati, fino alla concorrenza di complessivi 6 milioni di euro. Le indagini delle Fiamme Gialle, coordinate dal Sostituto Procuratore della  Repubblica di Cagliari Dott. Giangiacomo Pilia, erano iniziate con il sequestro di una notevole mole di documentazione amministrativo-contabile presso la ILA e presso la Provincia di Carbonia-Iglesias, incaricata della gestione dei fondi rivenienti dal contratto d’area del Sulcis Iglesiente.

Alla ILA era stato concesso un contributo pubblico di oltre 22 milioni di euro per la realizzazione di un “nuovo impianto convenzionale per la produzione di laminati in alluminio preverniciati per l’edilizia e in foglio sottile per imballaggi domestici” presso la zona industriale di Portovesme.L’accurata ricostruzione delle vicende societarie da parte degli investigatori ha consentito di accertare che, attraverso ingegnose manovre di bilancio, la ILA era stata mantenuta artificialmente in vita al solo scopo di drenare sistematicamente finanziamenti pubblici.Il vorticoso giro di fatture false architettato per far circolare – e sparire – il denaro all’interno della galassia delle numerose società riconducibili, anche attraverso prestanome, a Carboni Rober ha consentito l’illecito arricchimento degli indagati, oggi finalmente tutti spogliati dei beni oggetto del sequestro preventivo operato dalle Fiamme Gialle si disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

La svolta nelle indagini si è avuta solo recentemente quando l’operazione della Guardia di Finanza di Cagliari, denominata “Evil Steel”, condotta su più step investigativi e secondo criteri di progressivo approfondimento delle complesse attività di polizia economico-finanziaria, ha svelato il funzionamento dell’intero sistema di frode e ha permesso di recuperare l’ingente ammontare di contributi pubblici inutilmente erogati ad un impianto produttivo considerato di elevato valore sociale, in termini occupazionali, perché ubicato nell’area notoriamente depressa del Sulcis-Iglesiente.


Infatti, il G.I.P. del Tribunale di Cagliari non ha esitato a definire il comportamento degli amministratori dell’azienda “una condotta assolutamente amorale, predatoria, priva di qualsiasi dignità imprenditoriale … che ha drogato… l’economia di un’area già depressa”.