Criminalità organizzata: nuovi rapporti tra Cosa Nostra e Mafia USA

Massimo Scambelluri

In una recente intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha sottolineato la presenza di alcuni indizi che, a poco più di un anno dall’arresto di Bernardo Provenzano, lascerebbero presupporre l’inizio di una nuova stagione per Cosa Nostra. Su tutti il ritorno a Palermo di esponenti del clan Inzerillo, gli stessi sconfitti nella guerra con i Corleonesi. Secondo Grasso le fibrillazioni registrate nelle famiglie dopo il loro rientro sarebbero state superate e sottenderebbero, all’interno della stessa organizzazione criminale, la presenza di un accordo con i transfughi americani in vista di prospettive di investimenti comuni. “In questo momento – ha spiegato il magistrato ad Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo di Repubblica – le famiglie di mafia sono alla ricerca di prospettive di pace e prospettive di investimento. Certamente guardano agli Stati Uniti, ma non solo in quella direzione. Cosa Nostra, diciamo così, si guarda intorno e ha la necessità di accumulare denaro, muoverlo là dove il rendimento può essere più favorevole. Nei mercati illegali, certo. Ma anche, se non soprattutto, in quelli legali dovunque offrano delle opportunità. Voglio fare un esempio. Sappiamo che Cosa Nostra vuole tornare ad occuparsi del grande traffico internazionale di stupefacenti ma non con il ruolo e le funzioni del passato. Negli anni ’80, in Sicilia sono state scoperte cinque raffinerie di eroina, quattro a Palermo e una vicino Alcamo. Ora lo stoccaggio degli stupefacenti si ipotizza che sia in Africa o nei Balcani. Non vogliono più prendersi questi rischi, i mafiosi. Troppo pericoloso fare ancora questo commercio. Alla domanda del giornalista di Repubblica se è per realizzare questo progetto che i siciliani hanno bisogno degli Inzerillo e dei loro “cugini” del New Jersey, il procuratore nazionale antimafia ha risposto: “Le famiglie americane non hanno più interesse a fare grossi traffici di stupefacenti. Hanno l’interesse a controllare attività legali. Se, per ipotesi, controllano le attività ufficiali e legali del porto di New York, perché avere addosso la Dea o l’Fbi per un commercio di droga con i colombiani?. Per fare certi investimenti, Cosa Nostra non si può più permettere di riciclare i suoi profitti in beni individuabili sul territorio, in immobili e terreni, come ha sempre fatto. Cerca nuove strade dovunque i ricavi del crimine possano diventare anonimi e puliti. La via verso gli Stati Uniti è solo una delle possibilità che si riserva”.