Expo, un comitato contro le infiltrazioni mafiose

Massimo Scambelluri

Monitoraggio costante al fine di garantire che tutte le opere per l’Expo possano essere fatte senza che la criminalità organizzata, e soprattutto la ‘ndrangheta, abbia la possibilità di infiltrarsi. E ancora “analisi della situazione”, creazione di una “white list” delle aziende “pulite” e tracciabilità dei flussi finanziari per evitare prestanomi. Sono questi i compiti ambiziosi della Sezione Specializzata del Comitato di Coordinamento per l’Alta sorveglianza sulle Grandi Opere, che si è insediato ieri presentato in prefettura dal ministro dell’Interno, Roberto
Maroni, insieme al sindaco Moratti, al prefetto Lombardi e al capo della polizia Manganelli. Accanto al Comitato anche un Gruppo Interforze Centrale per l’Expo (Gicex) costituito presso la
direzione centrale della polizia criminale. "L’Expo, come tutte le grandi opere – ha osservato il ministro Maroni -attrae l’attenzione della criminalità organizzata. Per questo abbiamo voluto creare a Milano una struttura specializzata". In realtà un Comitato con questi stessi compiti esiste già a livello nazionale e si trova nella Capitale, “Ma averne uno a Milano significa che potrà seguire i lavori dell’ Expo più efficacemente e che sarà possibile adeguarlo alla specifica realtà, per composizione e modalità operative. Lo stesso è stato fatto a L’Aquila e sta funzionando”. “La ‘ndrangheta costituisce un pericolo maggiore rispetto alle altre mafie”. Lo ha detto il capo della polizia, Antonio Manganelli, parlando delle possibili infiltrazioni della mafia per le opere dell’Expo. Manganelli a questo proposito ha spiegato che a dirigere il gruppo interforze centrale per l’Expo è stato nominato Giuseppe Cannizzaro, esperto di ‘ndrangheta. Il capo della polizia ha quindi spiegato: ”Le proiezioni su Milano e la Lombardia ci dicono che se ci fosse una hit-parade della criminalità organizzata quella calabrese, sia qualitativamente che quantitativamente, è quella che ci preoccupa di più”.