Fatture false nei lavori del Mose

Ernesto Bruno

Una vasta operazione di polizia tributaria è condotta dalle prime ore di stamani dalla Guardia di Finanza di Venezia e di Padova, con l’arresto 4 persone a capo di un gruppo di aziende interessate ai lavori del “MOSE” e nelle più importanti opere pubbliche realizzate in Veneto con il sistema del project financing.

Per i quattro responsabili la Procura della Repubblica di Venezia ha formulato l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle imposte mediante emissione e utilizzo di fatture false, mentre sono tuttora in corso decine di perquisizioni nei confronti di società del gruppo e di altri indagati, nonché il sequestro preventivo nei confronti degli arrestati di conti correnti, immobili e imbarcazioni per un valore di quasi 8 milioni di euro.

Fra gli arrestati figura anche il presidente di una società di San Marino che, secondo gli inquirenti, sarebbe solo una compagine costituita sulla carta, di fatto inesistente, realizzata ad hoc per l’emissione di fatture false.

La stessa società, secondo quanto accertato dai militari della Guardia di Finanza, a partire dal 2005 ha emesso fatture false per oltre 10 milioni di euro nei confronti dei altre società facenti parte del medesimo gruppo d’imprese.

In alcuni casi i finanzieri hanno addirittura scoperto che la società “cartiera”, oltre che per emettere fatture per operazioni inesistenti, veniva impiegata per attività come la ricerca di partner commerciali con i quali, invece, erano già da tempo in corso strette relazioni.

Da notare, inoltre, come le false fatturazioni venissero pagate tramite bonifico bancario su conti bancari sammarinesi, mentre gli importi venivano prelevati in contanti a stretto giro dallo stesso presidente di società o dai suoi collaboratori per poi essere riconsegnati in Italia agli altri titolari delle aziende del gruppo.

Nel corso delle indagini le Fiamme Gialle hanno altresì scoperto che il titolare dell’azienda sammarinese, a fronte di un reddito annuo dichiarato di circa 12.000 euro (al di sotto della soglia di povertà), aveva un tenore di vita senza dubbio lussuoso, nel quale beneficiava del possesso di due barche, di numerose autovetture e moto di lusso, di appartamenti di pregio sul lago di Como, a Madesimo ed a San Marino, oltre a una ricchissima collezione di armi.

Fondamentali per la ricostruzione dei caroselli contabili messi in atto dai responsabili, sono state le attività di rogatoria internazionale svolte con le Autorità Giudiziarie di San Marino, effettuate di concerto con i Magistrati veneziani ed il II Reparto – Relazioni Internazionali del Comando Generale della Guardia di Finanza.

Le indagini stanno comunque proseguendo per appurare quale reale utilizzo abbiano avuto le somme illecitamente rientrate in Italia da San Marino.