Finanza: 20 arresti in operazione anti-ndrangheta

Ernesto Bruno

Venti persone legate alle famigerate cosche ‘ndranghetiste dei Morabito e degli Aquino sono state arrestate questa mattina dai finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dai loro colleghi del Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) di Roma.

Per gli arrestati l’Autorità Giudiziaria ha formulato le accuse di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valore e reimpiego di capitali illeciti, nonché disposto il sequestro di beni mobili ed immobili, società e villaggi turistici per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro.

Le indagini, caratterizzate da una forte collaborazione internazionale, hanno consentito di accertare come le suddette cosche di ‘ndrangheta, avvalendosi di una complessa rete di società italiane ed estere, fossero riuscite a garantirsi, con la forza dell’intimidazione mafiosa, la gestione, il controllo e la realizzazione di decine di complessi immobiliari turistico-residenziali, ubicati nelle più belle zone balneari della Calabria.

Da notare come l’odierna operazione abbia preso avvio da un normale controllo che la Guardia di Finanza di Bari effettuò nel 2008, nel corso del quale era però emerso il probabile coinvolgimento di alcuni soggetti in odore di ‘ndrangheta durante la realizzazione di un complesso alberghiero.

Il successivo sviluppo delle indagini, che si sono avvalse di articolate attività tecniche, consentiva ai finanzieri di ricostruire il vasto giro di investimenti praticati dai soggetti indagati, a loro volta in stretti rapporti d’affari con esponenti di vertice della ‘ndrangheta Jonica e veri artefici dell’incredibile business immobiliare.

Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza era stata costituita una vera e propria “joint-venture”, composta da esponenti della criminalità organizzata calabrese ed imprenditori spagnoli, con la quale è stato dato il via a un fitto intreccio di società, italiane e straniere, finalizzato alla realizzazione di complessi immobiliari destinati al settore turistico e residenziale.

La filiera societaria italo-spagnola era in grado di compiere investimenti plurimilionari, peraltro senza incontrare alcuna forma di concorrenza a causa dell’indiscusso potere mafioso esercitato sul territorio e alla totale disponibilità offerta loro da funzionari pubblici infedeli.