Fondi pubblici per una "truffa spaziale"

Stefano Serafini

Due ingegneri laziali, autori di un progetto pilota per il controllo da terra di satelliti di piccole dimensioni per il quale avevano conseguito finanziamenti pubblici pari a 500.000 euro, sono stati arrestati per truffa aggravata e simulazione di reato dai finanzieri del Comando Provinciale di L’Aquila mentre altre 7 persone, tra cui alcuni dipendenti della Regione Abruzzo, sono stati denunciati.

La vicenda trae origine da alcuni cospicui fondi che l’Unione Europea aveva destinato tra il 2005 e il 2006 alla Regione Abruzzo, al fine di promuovere la realizzazione di progetti di sviluppo tecnologico come quello della realizzazione e messa in opera di una sofisticata antenna che, nel caso specifico, avrebbe dovuto consentire il controllo di piccoli satelliti orbitanti come quelli solitamente utilizzati per le telecomunicazioni.

I due ingegneri arrestati, artefici del progetto, secondo quanto accertato dagli investigatori delle Fiamme Gialle, avevano letteralmente gonfiato i costi sostenuti per il montaggio e la messa in funzione della loro stazione satellitare, nonché alterato la documentazione necessaria per l’ottenimento dei fondi, modificandone spese, date e altri importanti riferimenti.

A corredo della loro richiesta di fondi i due ingegneri-truffatori avevano anche aggiunto il sostenimento di alcune spese di consulenza redatte da una società, poi risultata amministrata da due dirigenti dell’Ente Finanziario incaricato dell’erogazione di fondi per conto della Regione Abruzzo (FIRA) ed anch’essi denunciati.

Lo stesso progetto, successivamente presentato alla Commissione di Valutazione, peraltro, si è rivelato essere un normale elaborato di tipo universitario, ripreso da testi specifici e da siti internet specializzati.

Persino le ore di lavoro rendicontate dai due ingegneri sono risultate gonfiate, così come alcune spese sostenute per un viaggio in California che, a detta dei responsabili del progetto, sarebbe stato necessario per eseguire il corretto assemblaggio del macchinario.

Le manovre truffaldine dei due, però, cominciavano a essere oggetto di attenzioni da parte  dei finanzieri aquilani e, proprio per questo, i responsabili hanno pensato bene di far sparire alcuni pezzi della loro antenna per poi denunciarne il furto ai Carabinieri.

Peccato per loro che, proprio pochi giorni dopo dal presunto furto, gli stessi militari dell’Arma abbiano rinvenuto bruciati e gettati in un cassonetto gli stessi componenti dell’antenna, mentre i finanzieri riuscivano a entrare in possesso delle immagini del circuito di videosorveglianza della stazione satellitare.

Una disperata messa in scena che non è però riuscita a ingannare i periti informatici nominati dall’Autorità Giudiziaria, i quali hanno accertato che il periodo nel quale sarebbe stato commesso il furto era stato grossolanamente cancellato, e nemmeno ad evitare l’arresto ai due.