G8 sicurezza, uniti contro il terrorismo

Paola Fusco

Misure antiterrorismo, no ad accogliere i detenuti di Guantanamo anche in Italia, lotta contro i pirati, contro i furti d’identità sulla rete e la pedopornografia: sono le decisioni prese durante il G8 sulla sicurezza dei ministri dell’Interno e della Giustizia, tenuto nei giorni scorsi a Roma, presso la scuola superiore di Polizia. Al termine dell’incontro, il ministro Maroni ha anche annunciato di aver chiesto “ai Paesi dell’area Schengen e alla Commissione Europea la sospensione della liberalizzazione delle frontiere dal 18 giugno al 15 luglio, ossia fino a qualche giorno dopo la conclusione del G8 de L’Aquila”, sottolineando che “si tratta di una procedura normale in queste situazioni”. L’incontro è comunque servito a sottolineare innanzitutto che le misure antiterrorismo devono essere «compatibili» con il «rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e lo Stato di diritto». La minaccia delle organizzazioni è forte, hanno «capacità costante di radicalizzazione e reclutamento». E anche in Italia, ha spiegato Maroni, «la minaccia jihadista è costante, come dimostra la chiusura nei giorni scorsi di due siti che facevano apologia della violenza come strumento per affermare la religione islamica». I ministri del G8 hanno condiviso l’opportunità di potenziare la collaborazione internazionale in questo campo, in particolare per «proteggere le infrastrutture critiche a cui si appoggiano le nostre industrie e le nostre società». Ma la prevenzione non basta. Servono «sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive» nei confronti di chi è stato riconosciuto colpevole di atti di terrorismo. Piuttosto tiepida è stata l’accoglienza dei paesi europei alla richiesta degli Stati Uniti di accogliere alcuni dei 240 detenuti di Guantanamo: la quota destinata all’Europa sarebbe di almeno 50 detenuti, di cui due o tre in Italia. Il ministro Maroni non ha specificato il numero esatto, anche se nei giorni scorsi si è appreso che si tratterebbe di due tunisini, Riadh Nasri e Moez Fezzani, per i quali la magistratura di Milano ha spiccato un mandato di custodia cautelare in carcere nel 2007. Per Maroni, come già per i ministri della Giustizia e degli Esteri, Alfano e Frattini, la questione va definita in un quadro europeo la prossima settimana al Consiglio Gai di Lussemburgo. Il ministro ha però anche espresso la sua «personale contrarietà» ad accogliere i detenuti di Guantanamo. «Io – ha dichiarato – penso che i Paesi Schengen debbano accogliere solo quelli che possono essere giuridicamente detenuti in carcere. Sono invece contrario ad accoglierli senza questa possibilità, altrimenti queste persone sbarcano a Fiumicino o a Malpensa e poi possono girare liberamente per il Paese». Grande spazio hanno ottenuto nel documento conclusivo del G8 sulla sicurezza anche la lotta alla pirateria nel golfo di Aden e il cybercrime. I ministri hanno parlato di crescita «allarmante» dei furti di identità su Internet, hanno lanciato un allarme sui social network tipo Facebook ai quali hanno dedicato «particolare attenzione» perché possono rappresentare una forte attrazione per criminali e terroristi. La risposta, dicono, può arrivare dalla cooperazione fra gestori dei network e le forze di Polizia, ma anche da un maggiore scambio di informazioni. Maroni ha annunciato la creazione di un centro di eccellenza mondiale nella lotta al cybercrime che sarà creata con Poste Italiane. Infine, la pedopornografia: è stata proposta la creazione di una black list dei siti e la denuncia da parte dei provider dei servizi internet.