GdF: 120 mln di evasione nel settore metallurgico

Ernesto Bruno

Si tratta di un’evasione fiscale con parecchi zeri quella scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nei confronti di una società leader nazionale nella produzione di piombo e zinco.

La società, che ha stabilimenti di produzione in Sardegna e che appartiene a un gruppo internazionale la cui holding ha sede in Svizzera, attraverso un’articolata pianificazione fiscale internazionale e una sin troppo azzardata politica di “transfer pricing”, secondo gli investigatori della Guardia di Finanza avrebbe dedotto negli ultimi anni elementi negativi di reddito non spettanti poiché riguardanti l’acquisto di materie prime ad un prezzo eccessivamente oneroso.

Con l’espressione tecnica “transfer pricing” si individua il fenomeno dell’indebito trasferimento di utili tra società residenti e non residenti sul territorio nazionale – appartenenti comunque allo stesso gruppo aziendale – mediante operazioni che si pongono al di sotto, o al di sopra, del valore normale.

Con questo sistema, infatti, attraverso l’alterazione del valore al quale avvengono le transazioni (c.d. “intercompany”), viene così a realizzarsi un vero e proprio “spostamento” di materia imponibile da Stati che hanno una fiscalità elevata verso altri territori che sono invece caratterizzati da una minore pressione fiscale.

In questo caso, però, l’attenzione investigativa dei finanzieri capitolini è andata a concentrarsi sulla nascita di una nuova società del medesimo ramo ma che, sin dalle sue origini, non aveva mai dichiarato utili bensì solo ingenti perdite fiscali.

L’anormalità della situazione, specialmente in ragione dell’importante ruolo assunto a livello internazionale e degli utili registrati, ha fatto dunque emergere come la società italiana (peraltro parte integrante di un circuito economico dominato dalla società svizzera) acquistasse le materie prime da quest’ultima a un prezzo eccessivamente elevato, e comunque tale da non consentire la maturazione di un risultato economico positivo.

In base ad uno studio di benchmark sono stati così rideterminati i prezzi degli acquisti di materie prime effettuati dalla società svizzera, questi ultimi risultati di gran lunga superiori a quelli di libero mercato.