GdF: 230 Kg di cocaina sequestrati al porto di Gioia Tauro

Leonardo Ricci

Erano forse il “regalo” natalizio destinato alle cosche calabresi, ma i circa 230 kg. di cocaina purissima rivenuti nel porto di Gioia Tauro (RC) sono invece finiti tra le mani di finanzieri e doganieri che li hanno immediatamente sequestrati allungando così la già lunghissima serie di sequestri di droghe operati all’interno dello scalo marittimo calabrese.

L’ingente ritrovamento di “polvere bianca”, in questo caso, deriva da due distinti provvedimenti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, emessi sulla base di fitti incroci documentali e serrati controlli che i militari della Guardia di Finanza reggina eseguono ogni giorno in collaborazione con il personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sui numerosi container in transito.

Da rilevare che i primi sospetti degli investigatori sono scaturiti proprio da una comparazione tra la documentazione doganale e le caratteristiche fisiche dei carichi, costituiti da attrezzature per l’allevamento marittimo (provenienti dal Cile con destinazione Arabia Saudita) e da legname (proveniente dal Cile con destinazione Spagna).

Avvalendosi anche di appositi scanner in grado di mostrare agli operatori la reale natura delle merci sbarcate o la presenza di “anomalie” nel carico, si è così potuta rilevare la presenza di 7 borsoni che erano stati occultati all’interno dei due container in questione e nei quali i trafficanti sudamericani avevano collocato ben 195 panetti di cocaina dal peso complessivo 227,44 kg.

La cocaina sequestrata avrebbe fruttato una cifra molto vicina ai 46 milioni di Euro, considerato che il “prodotto”, una volta collocato sul mercato clandestino dello spaccio, dopo essere stato tagliato almeno 3 o 4 volte avrebbe raggiunto un prezzo medio di 50 euro al grammo.

Le cifre in gioco, se mai ce ne fosse ancora il bisogno, dimostrano come la criminalità organizzata calabrese detenga un vero primato mondiale del traffico internazionale di sostanze stupefacenti; un traffico che richiede grandi investimenti e che comporta forti rischi, ma che costituisce ancora una delle principali fonti di reddito delle cosche di ‘ndrangheta, le quali, proprio attraverso solidi rapporti d’affari intercorrenti con i “narcos” del Sudamerica, invadono il mercato nazionale ed europeo della cocaina.