GdF: 7 arresti nell’operazione "Veleno"

Gian Luca Berruti

Pur avendo già subito il sequestro di un camion, avevano per anni continuato a sversare delle fognature pubbliche rifiuti pericolosi e liquami vari, ma i 7 responsabili dell’illecita attività di smaltimento sono stati arrestati dai finanzieri del Comando Provinciale di Napoli che hanno anche proceduto al sequestro di beni aziendali per 4 milioni di euro.

L’operazione delle Fiamme Gialle partenopee, chiamata in codice “Veleno” e diretta dalla Procura della Repubblica del capoluogo campano, aveva preso avvio nel 2008 a seguito del sequestro di un camion.

Proprio da quel primo sequestro i militari della Guardia di Finanza avviarono una lunga serie di accertamenti, che hanno poi richiesto l’effettuazione di pedinamenti, appostamenti e intercettazioni telefoniche.

I sette responsabili, stando a quanto emerso dalle indagini, prelevavano ingenti quantitativi di rifiuti liquidi di varia tipologia da private abitazioni, condomini, attività artigianali e persino industrie che, invece di essere correttamente recuperati e smaltiti, finivano direttamente nei condotti fognari pubblici delle città di Napoli, Afragola, Cardito, Trecase, Frattamaggiore e Giugliano, peraltro utilizzando mezzi di trasporto non autorizzati e formulari falsificati.

Da queste attività di polizia giudiziaria è dunque emerso un quadro alquanto preoccupante, nel quale gli arrestati perpetravano la loro lucrosa attività di smaltitori clandestini senza farsi il benché minimo scrupolo per il danno ambientale che stavano causando e neanche per le possibili ripercussioni che lo stesso poteva avere sulla salute dei cittadini.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, l’abitualità e la reiterazione dei loro comportamenti criminali ha permesso di movimentare qualcosa come oltre 100.000 tonnellate di rifiuti liquidi, con profitti che si stima non siano stati inferiori ai 10 milioni di euro.

Oltre a far scattare le manette ai polsi dei 7 eco-criminali ed a procedere al sequestro dei beni aziendali della ditta incriminata, l’Autorità Giudiziaria ha disposto anche il sequestro di 41 tonnellate di rifiuti speciali, 9 automezzi da trasporto, nonché di un’area di 3.000 mq. (sita nel Parco Nazionale del Vesuvio) e che gli stessi avevano adibito a discarica.