GdF: a segno l’operazione "Boch"

Stefano Serafini

E’ stata una valigetta contenente 11 kg. di cocaina, scoperta dalla Guardia di Finanza all’aeroporto di Fiumicino nell’aprile del 2008, a dare l’avvio all’operazione “Boch” che si è conclusa stamani con l’esecuzione di 7 ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di un’associazione di narcotrafficanti colombiani attiva nel noto quartiere capitolino della “Magliana”.Due anni di serrate indagini, condotte dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, è stato il tempo occorrente per rintracciare tutti i componenti del sodalizio criminale che secondo gli inquirenti era in grado di organizzare la spedizione di grosse partite di cocaina direttamente dalla Colombia, poi introdotte in Italia con ingegnosi ma efficaci espedienti.Uno dei sistemi utilizzati dai narcos, ad esempio, era quello di utilizzare come “vettore” un comune carrello portavivande di quelli in dotazione alle compagnie aeree e nel quale veniva occultata la droga.Una volta giunto in Italia, con la complicità di un dipendente corrotto di una società di catering operante presso l’aeroporto “Leonardo Da Vinci” anch’esso arrestato, lo stupefacente veniva poi recuperato in tutta tranquillità, possibilmente lontano dalle zone-controllo e specialmente dall’infallibile fiuto dei cani antidroga delle Fiamme Gialle. Da rilevare nella circostanza anche la pericolosità criminale dei soggetti arrestati i quali, a causa del mancato arrivo di una partita di droga, non si erano nemmeno fatti scrupolo sequestrare un loro connazionale fino ad amputargli un dito al fine di esercitare pressione sui fornitori in madrepatria.Proprio questa circostanza, valutata unitamente al concreto pericolo di vita dell’intermediario sequestrato, ha fatto scattare un blitz che i militari della Guardia di Finanza hanno condotto presso un casolare di campagna sito nel viterbese.Nello stesso immobile, individuato con l’ausilio di complesse indagini tecniche, i finanzieri del G.I.C.O. (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) hanno rintracciato anche i sequestratori i quali, ovviamente, sono finiti in carcere.