GdF: arrestati fratelli-strozzini

St.Ser.

Beni per oltre 7 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo nei confronti di due fratelli palermitani, da sempre considerati nel capoluogo siculo tra i principali esponenti del settore dell’usura e noti da anni come i maggiori referenti del credito illegale per città e provincia. L’operazione denominata “The Uncle”, “Lo Zio” (come si faceva chiamare uno dei due fratelli dalle vittime e dai collaboratori) ha consentito di sottrarre alla loro disponibilità un ingente patrimonio costituito da 18 immobili, tra cui ville, appartamenti, locali commerciali, magazzini e garage, un esercizio commerciale esercente bar-tabacchi sita nel comune di Misilmeri, 11 automobili, tra cui berline di lusso e SUV,  3 motocicli ed una moto di lusso marca BMW, alcuni dei quali intestati a prestanome, e 16 fra conti correnti e posizioni bancarie di vario genere contenenti oltre € 115.000.Il vasto patrimonio sottratto di militari della Guardia di Finanza palermitana ai due strozzini era stato accumulato nel corso degli  anni grazie alla fervente attività di erogazione di prestiti a tassi usurari concessi a commercianti, imprenditori e privati cittadini già soffocati dalla crescente crisi economica. A fronte di tale floridissima quanto illegale attività di strozzinaggio, però, pressoché nulli erano i redditi dichiarati dai due usurai che risultano, solo formalmente, titolari di attività di commercio ambulante di biancheria e calzature.Per intascare i loro interessi nei tempi e alle cifre prestabilite i due si avvalevano dell’opera di un “collaboratore”, il quale non si faceva scrupolo di malmenare le vittime.Proprio uno di questi episodi di violenza ha costretto gli inquirenti ad accelerare le fasi dell’operazione, ed è stato così che il “collaboratore” è stato arrestato – in flagranza di reato – per esercizio abusivo del credito, usura ed estorsione, proprio nel momento in cui si apprestava ad incassare la rata di un prestito precedentemente erogato.  Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle di Palermo, tra i vari aspetti, hanno anche permesso di rilevare le vorticose operazioni finanziarie gestite dagli indagati i quali, per erogare i prestiti, adoperavano spesso denaro contante o assegni emessi da altre vittime, senza indicazione del beneficiario, in modo tale da non comparire mai sui titoli e nelle transazioni. Determinante ai fini delle indagini è stata la collaborazione fornita dalle vittime del reato che, stremate dalla pressione esercitata e dai crescenti debiti, hanno indicato agli investigatori i dettagli delle operazioni finanziarie illecite in cui, da anni, erano intrappolati.Da rilevare come nel contesto investigativo sia stato importante il volume delle intercettazioni telefoniche effettuate, dalle quali è emerso come gli indagati –   da veri professionisti – fossero totalmente impegnati nelle loro attività illecite, con intere giornate trascorse ad incassare le rate dei prestiti, a pianificare nuove erogazioni e ad adoperarsi per adescare nuovi potenziali debitori.