GdF, Firenze: blitz contro cinesi per contrabbando

redazione

Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze e Funzionari della Direzione Regionale per la Toscana dell’Agenzia delle Dogane hanno dato attuazione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Prato, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Prato.

Sono state arrestate 10 persone (6 cinesi e 4 italiani) nonché sequestrati 35 conti correnti e 7 abitazioni (Firenze, Cerreto Guidi, Prato, Grosseto per un valore complessivo di circa € 2,1 milioni). Sono in corso le ricerche per l’arresto di altri 2 cittadini cinesi al momento irreperibili.

I reati allo stato contestati sono l’associazione a delinquere finalizzata al contrabbando doganale e delitti di falsità ideologica.

Grazie alla straordinaria sinergia di competenze attribuite alla Guardia di Finanza ed alla Dogana, è stato possibile effettuare un approfondito lavoro di analisi di rischio sui flussi commerciali derivanti dalla Cina e su imprese di facciata, sono state attivate investigazioni sul campo che hanno consentito di individuare un sodalizio criminale camuffato dall’attività della società di intermediazione dei trasporti “F. & R. INTERNATIONAL BROKER Srl” con sede legale ed amministrativa a Prato. La società pratese era amministrata da un 52enne nativo della Provincia di Grosseto ed ivi residente, ma stabilmente domiciliato nel centro di Firenze dove, insieme alla sua compagna, (rappresentante legale della società), una 46enne nativa in Provincia di Prato, dirigeva tutta l’organizzazione criminale. Dal centro di Firenze l’organizzazione si ramificava all’estero: Cina, Slovenia, Austria.

 

L’attività illecita consisteva nella sistematica importazione di merce dalla Cina, che andava a rifornire le imprese cinesi ed italiane ubicate nelle provincie di Firenze e Prato, in evasione sia dei dazi doganali che delle norme antidumping (un dazio maggiorato su alcuni prodotti per scoraggiarne l’importazione da paesi extraeuropei) nonché dell’imposizione IVA. La metodologia fraudolenta avveniva mediante due condotte distinte:

–      da una parte erano presentate in dogana dichiarazioni false riguardanti il valore, qualità e quantità della merce importata;

–      dall’altra erano costituite società c.d. “cartiere”, senza alcuna struttura ed intestate a “teste di legno”, che si interponevano nell’importazione di merce per caricarsi il debito IVA e che, dopo pochi mesi, scomparivano nel nulla impedendo ogni controllo da parte degli organi accertatori ed ogni eventuale pretesa da parte dell’Erario delle imposte dovute.

In questo modo in Italia arrivava merce a prezzi molto concorrenziali che poteva facilmente battere la concorrenza degli operatori che lavoravano in totale legalità.

L’organizzazione si era così ben strutturata che offriva agli importatori che volevano “risparmiare” un servizio completo che seguiva la merce dalla Cina sino al magazzino del cliente italiano. L’organizzazione aveva referenti in Cina (città di Whenzhou situata sulla costa cinese) che, essendo del luogo, erano ottimi conoscitori della normativa nazionale. Per cui abili a produrre la documentazione commerciale e doganale fittizia utile allo sdoganamento delle merci nella CE. Il cliente cinese si metteva direttamente in contatto con l’agenzia cinese che in poco tempo, dopo aver contattato il “capo” dell’organizzazione a Firenze, con cui stabiliva le modalità di importazione nonché il valore e la qualità con cui dichiarare la merce, predisponeva tutta la documentazione e faceva partire il carico.

Tasselli importanti dell’organizzazione sono quattro donne:

–      l’italiana 46enne pratese rappresentante della società pratese oltre che contabile dell’organizzazione;

–      due cinesi, residenti a Prato, che avevano il compito di reclutare soggetti di nazionalità cinese a cui intestare aziende cartiere;

–      un’italiana di 46 anni, residente a Prato e dipendente della società International Broker Srl, che provvedeva a pianificare gli interventi necessari per lo sdoganamento e il posizionamento della merce nonché a predisporre la necessaria documentazione delle società false.

Altro componente di spicco del sodalizio criminale, un uomo di 51 anni residente in Cerreto Guidi (FI), che aveva la funzione di reclutare soggetti di nazionalità italiana a cui intestare le aziende “cartiere”, nonché egli stesso rappresentante legale di alcune società che avevano operato “in nero”.

Gli Uffici doganali utilizzati per lo sdoganamento delle merci importate erano diversi a seconda delle possibilità di controlli da parte degli organi di vigilanza. Oltre ai porti Italiani di Napoli e La Spezia erano usate anche le dogane in Slovenia (Koper – Liubljana) ed Austria (Vienna). In ognuno di questi luoghi vi era un soggetto che, a stretto contatto con il vertice dell’associazione, curava la presentazione delle dichiarazioni di importazione. Nell’ultimo periodo uno dei punti di ingresso privilegiato dell’organizzazione per lo sdoganamento delle merci importate e commercializzate in Italia era la Slovenia. In particolare, presso la dogana di Liubljana, l’organizzazione ha effettuato numerose dichiarazioni di importazioni di tessuti, dichiarando costantemente una voce doganale differente da quella reale, allo scopo di evadere i dazi antidumping.

Le aziende interessate al sistema di frode sono state complessivamente 50 che, dal 2006 ad oggi, hanno effettuato importazioni di merce provenienti dalla Cina per un valore effettivo superiore ad € 60 milioni, evadendo dazi doganali ed IVA pari ad € 21,6 milioni.

Il compenso dell’organizzazione per ogni container sdoganato variava dai 6.000 agli 8.000 euro, permettendo un lauto guadagno per tutta l’organizzazione. A titolo esemplificativo basta pensare che nei primi 4 mesi del corrente anno sono stati importati 250 container di tessuti provenienti dalla Cina e destinati a più di 15 aziende, con un introito per l’organizzazione di oltre 1,6 milioni euro. Questo spiega anche l’alto tenore dei capi dell’organizzazione che vivevano in un lussuoso appartamento nel centro di Firenze ed erano possessori di auto di lusso (2 Ferrari ed 1 Range Rover) nonché di imbarcazioni da diporto.