GdF: frode fiscale da 60 milioni di euro, 5 arresti

Leonardo Ricci

Assai articolato ma sicuramente efficace. Sono questi gli aggettivi migliori per descrivere il sistema di frode fiscale che un gruppo di commercialisti romani aveva escogitato a beneficio di un importante consorzio aziendale operante nel settore delle pulizie e del facchinaggio, ma che i finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno scoperto mettendo alle strette ben 49 persone tra dirigenti, professionisti e fiancheggiatori vari, che dovranno ora rispondere del reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.  Le indagini sullo stesso consorzio, che opera a livello nazionale, erano state avviate qualche tempo fa sotto la direzione dei magistrati della Procura della Repubblica di Civitavecchia con lo scopo di far piena luce sulle attività di un’organizzazione capeggiata da un professionista della Capitale, piuttosto noto alle cronache sportive e non per aver ricoperto, tra i suoi svariati incarichi, la presidenza dell’Arezzo Calcio.Secondo gli inquirenti lo stesso manager, anche grazie ai consigli dei suoi consulenti, aveva creato una rete di cooperative (la cui titolarità era però rigorosamente intestata a semplici “teste di legno”), che venivano fatte scomparire nel giro di poco tempo dopo aver loro accollato i debiti tributari e contributivi del consorzio. Dagli accertamenti condotti dalle Fiamme Gialle, resi particolarmente ardui dalla totale mancanza della prevista documentazione amministrativo-contabile (fatta sparire per impedire la ricostruzione del reale giro d’affari), oltre l’occultamento all’Erario di ricavi per circa 60 milioni di euro, è emerso come i proventi della frode fiscale fossero proficuamente re-investiti nell’acquisto di immobili.Gli stessi immobili venivano quindi fatti confluire in una società immobiliare, appositamente creata allo scopo, ma i cui vertici erano posti gli stessi artefici del piano evasivo in questione.   Gli elementi raccolti dai militari dalla Guardia di Finanza romana hanno così consentito al Pubblico Ministero titolare dell’inchiesta di richiedere e ottenere dal GIP l’emissione di sette provvedimenti restrittivi della libertà personale, due dei quali destinati a noti professionisti romani.Oltre ai citati provvedimenti, sono stati altresì disposti il sequestro di beni mobili, conti correnti e immobili per un valore di oltre 10 milioni di euro, sui quali, con ogni probabilità, sarà applicata la relativa confisca “per equivalente” in relazione alle imposte evase, alle pene pecuniarie previste per questa tipologia di reati e finanche degli interessi maturati nel tempo nei confronti del Fisco.