GdF: intrigo internazionale per un sequestro da 870 milioni di dollari

St.Ser.

Una colossale operazione di riciclaggio di denaro sporco, dietro la quale c’era la regia delle cosche ‘ndranghetiste calabresi e i clan siciliani di “Cosa Nostra”, è stata stroncata dai finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, che hanno arrestato in tutta Italia 20 persone, ora accusate di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa e alla falsificazione di titoli di credito.

L’operazione, condotta sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, alla quale hanno collaborato anche i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, aveva preso avvio da un precedente sequestro di un Certificato di Deposito (in oro) del valore nominale di 870 milioni di dollari.

Lo stesso certificato, riconducibile a due soggetti originari di Taurianova vicini alla cosca dei “Fazzalari – Viola – Avignone”, era stato emesso nel 1961 dall’allora Credito Svizzero a nome del noto dittatore indonesiano Soekarno ed ha richiesto l’esecuzione di meticolose indagini finanziarie e tecniche al fine di accertarne l’autenticità.

Particolare curioso è legato al fatto che con il nome di “Soekarno” ci si riferiva allora al figlio dell’ex presidente indonesiano, salito alla ribalta delle cronache già negli anni ’90 per la sua attività di finanziere d’assalto, che lo ha visto protagonista in grosse operazioni finanziarie come quelle legate all’acquisto della casa automobilistica inglese “Lotus” nonché al tentativo di acquistare la società italiana “Bugatti”.

L’odierna operazione delle Fiamme Gialle reggine – chiamata in codice “ARTU’” infligge un durissimo colpo ai clan mafiosi e ‘ndranghetisti giacché li priva, tra l’altro, della possibilità di realizzare, in caso di esito positivo, un affare estremamente redditizio (del valore di centinaia di milioni di euro) specialmente se si considera che per lo stesso titolo di credito era già stata rifiutata un’offerta pari al 45% del suo valore nominale.

Il provvedimento cautelare di sequestro, basato anche su rogatorie internazionali, è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria al termine di una complessa e articolata richiesta formulata dagli stessi magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia.

Secondo gli investigatori la base dell’organizzazione è da localizzarsi nella piana di Gioia Tauro, zona dalla quale sono partiti i soggetti che hanno cercato di monetizzare il titolo di credito rivolgendosi a insospettabili professionisti e cercando contemporaneamente di coinvolgere importanti istituti di credito nazionali ed esteri.

Per giustificare la legittima origine del certificato di deposito, gli stessi soggetti erano addirittura ricorsi al falso espediente di documentarne la provenienza attraverso un Monsignore deceduto che, stando al loro racconto fantasioso ma accurato racconto, aveva ottenuto il titolo dal dittatore indonesiano come ricompensa per avergli salvato la vita durante una rivolta avvenuta in Indonesia a metà degli anni ’60.