GdF: la frode fiscale corre sulla linea telefonica

Leonardo Ricci
Una maxi-evasione fiscale perpetrata nel settore della telefonia mobile e messa in atto attraverso triangolazioni commerciali con aziende sammarinesi, è stata scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Forlì-Cesena a conclusione di una complessa indagine che portato alla denuncia di 7 soggetti di nazionalità italiana. 
L’operazione delle Fiamme Gialle, coordinate dai magistrati della Procura della Repubblica di Forlì, è nata da una verifica fiscale che i militari avevano avviato nei confronti di una società forlivese che commercializza prodotti di telefonia. 
La stessa azienda, che in apparenza svolgeva la sua attività d’impresa in maniera regolare, grazie ad un ben congeniato sistema truffaldino realizzato in combutta con 6 società “sponda” residenti nella Repubblica di San Marino, in realtà faceva affari con operazioni “pseudo-commerciali” appositamente create al fine di sottrarre l’I.V.A. all’Erario. 
Questo tipo di meccanismo, noto agli investigatori come “frode carosello”, veniva attuato con un duplice scopo: il primo era quello di introdurre sul mercato nazionale telefoni a prezzi notevolmente più bassi di quelli normalmente praticati e sbaragliare così la concorrenza; il secondo di aggirare il Fisco procedendo al cosiddetto “lavaggio dell’ I.V.A.”
I telefoni cellulari, infatti, attraverso fatture inesistenti risultavano esportati a San Marino e successivamente re-immessi (senza l’assolvimento dell’I.V.A.) sul mercato nazionale dei prodotti ad alto contenuto tecnologico, che venivano poi commercializzati a prezzi fortemente scontati generando così il classico “sottocosto”. 
La paziente ricostruzione della filiera commerciale seguita dai prodotti ha però permesso ai finanzieri di accertare come i telefoni cellulari commercializzati in Italia, formalmente acquistati nella Repubblica del Titano, provenissero da un’importante azienda di telefonia che aveva destinato al mercato sammarinese qualcosa come 1 milione e 200 mila telefoni cellulari (a fronte di una popolazione di circa 30mila abitanti), raggiungendo volumi di vendite che sfiorano i 155 milioni di euro. 
L’esame di oltre 14.000 documenti sequestrati nel mese di luglio a San Marino dalla locale Autorità Giudiziaria, su richiesta della Procura della Repubblica di Forlì, ha però permesso agli inquirenti di mettere in luce un vorticoso giro d’affari e di evidenziare come la maggior parte delle vendite effettuate dalla società di telefonia verso le aziende “sponda” sammarinesi, erano state realizzate con la predisposizione di contratti di distribuzione stipulati direttamente da alcuni dirigenti di questa società con quelli delle imprese estere compiacenti. 
Nell’ambito della medesima operazione gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito alcune perquisizioni presso le abitazioni e gli uffici di quattro dirigenti o ex funzionari dell’area Centro-Nord di Bologna e della Direzione Generale di Roma della stessa società telefonica, successivamente licenziati per i loro atti di mala gestione.
Da rilevare che la società di telefonia ha versato circa 16 milioni di euro di IVA e accantonato altri 4,3 milioni di euro per coprire eventuali altre sanzioni. 
Considerata la vastità del fenomeno, e le ripercussioni di titolo su una società quotata in borsa, della vicenda è stata interessata anche la Consob. 
I sette responsabili della frode, oltre che a rispondere del reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, dovranno anche difendersi dall’accusa di aver ostacolato le funzioni di vigilanza dell’Autorità preposta.