GdF: Livorno, controlli sul pagamento del canone Rai: evasione del 78%

Emidio Lasco

E’ davvero molto alta la percentuale di esercizi pubblici (in special modo pub, bar e ristoranti) che, pur avendo nei propri locali televisori messi a disposizione della propria clientela, omettono di pagare il relativo canone RAI determinando una vera e propria forma di evasione.
E’ così emerso che su circa un centinaio di controlli svolti dalle fiamme gialle del Comando Provinciale di Livorno, ben il 78% degli esercenti sia risultato non in regola e si trovi ora a dover rispondere del mancato pagamento del canone, peraltro maggiorato degli interessi al tasso legale nonché di sanzioni amministrative che possono arrivare a 516,45 euro.
La metodica di controllo per tali casi di accertamento, sulla base delle vigenti normative, prevede la facoltà per i finanzieri di procedere con “accesso diretto” negli esercizi commerciali al fine di verificare la regolare corresponsione del canone RAI, anche in considerazione che tali abbonamenti chiamati “speciali” hanno validità circoscritta ai soli indirizzi (quelli dell’esercizio pubblico ovviamente) per i quali vengono stipulati e che sono indicati nel libretto di iscrizione.
La ragione di tale obbligo è ampiamente giustificata se si considera l’evidente scopo di lucro per il quale un esercente sceglie di attrarre clientela fornendogli la visione di partite di calcio, eventi sportivi in genere, spettacoli e quant’altro altro attraverso l’istallazione di uno o più televisori nei propri locali.
Al contrario di quanto però avviene per i canoni RAI delle famiglie (il cui costo viene direttamente addebitato in bolletta dell’energia elettrica), l’evasione allo stesso da parte dei commercianti è ancora troppo elevata causando alle casse dell’Erario un danno che – secondo alcune fonti – supererebbe i 300 milioni di euro l’anno.
Da rilevare come per contrastare la diffusione del fenomeno, oltre ai poteri di accertamento conferiti alla Guardia di Finanza, dal 2012 sia stato introdotto per le imprese e le società l’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione per la detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive.
Come si può dunque facilmente desumere, le possibilità di sfuggire all’obbligo del pagamento sono praticamente ridotte al minimo anche perché l’interrogazione delle banche-dati in uso al Corpo permette agli operatori di verificare velocemente persino il regolare assolvimento di semplici obblighi tributari come quello del canone di abbonamento RAI.