GdF: maxi-frode nel "compro oro", 3 arresti e 17 indagati

Ernesto Bruno

Una maxi-frode perpetrata nel settore del “compro oro” è stata scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Modena, i quali, al termine di un’inchiesta durata alcuni mesi, hanno arrestato 3 persone denunciandone a vario titolo altre 17.I responsabili dell’illecito traffico, che gestiscono un’importante catena di negozi operante nell’Italia centro-settentrionale, sono accusati di associazione per delinquere, truffa, ricettazione, riciclaggio, frode fiscale e commercio abusivo d’oro.L’operazione delle Fiamme Gialle modenesi aveva preso avvivo lo scorso gennaio allorquando i militari, eseguendo un normale controllo presso un negozio di oreficeria, si erano accorti di diverse irregolarità sull’acquisto di oro che veniva effettuato in contanti e senza la prevista registrazione.I successivi accertamenti hanno presto svelato come nella vicenda ricorresse il nome della stessa catena di negozi specializzati, la cui sede principale è ad Ostiglia (MN), molti dei quali dotati di un “banco metalli" necessario per eseguire la fusione degli oggetti d’oro che venivano poi trasformati in lingotti.Secondo gli inquirenti i tre promotori dell’associazione oggi arrestati, membri di uno stesso nucleo familiare e residenti in una lussuosa villa con piscina situata a Peschiera del Garda (VR), avevano elaborato un articolato e assai remunerativo meccanismo illecito ideato per acquisire manufatti in oro, anche di provenienza illecita, ma su gran parte dei quali se ne ometteva la registrazione sui registri di pubblica sicurezza e fiscali, occultando in tal modo ogni traccia riconducibile alla provenienza “oscura” dei preziosi, nonché degli assai corposi ricavi conseguiti dalla loro vendita.Tra i modus operandi escogitati per eludere eventuali controlli figuravano operazioni di acquisto condotte direttamente presso alcuni campi nomadi, pagamenti che avvenivano tramite ricariche di carte di credito e simulazioni di pesi inferiori di metallo prezioso acquistato dai venditori rispetto a quelli reali.Tutti sistemi molto lontani da quanto l’attuale normativa prevede al riguardo e che, naturalmente, comprendevano anche una sistematica omissione delle registrazioni e delle dichiarazioni da eseguire nei confronti del Fisco, verso il quale veniva presentata solo una percentuale poco significativa dei guadagni effettivamente conseguiti a fronte di un volume d’acquisti di oggetti d’oro che, dal 2009 ad oggi, ammonterebbe ad oltre 1.400 kg. per un controvalore superiore ai 32 milioni di euro.Da rilevare, nel medesimo contesto, come gli artefici della frode fossero peraltro molto attenti nei loro investimenti anche al di fuori del settore dell’oreficeria, con acquisti di immobili in paesi caraibici e di beni di lusso, nonché verso i nuovi settori commerciali come quello delle sigarette elettroniche.Al termine delle investigazioni di polizia giudiziaria, che ora sposteranno la loro attenzione sugli importanti flussi di denaro transitati sui numerosi conti correnti sequestrati al fine di ricostruire tutto il traffico di metallo prezioso realizzato dagli indagati (procedendo così all’esecuzione di beni in misura equivalente alle imposte sin qui sottratte all’Erario), nel corso di ben 38 perquisizioni i finanzieri hanno già rinvenuto e messo i sigilli ad auto di lusso, immobili di pregio, 41 conti correnti bancari, svariati orologi Rolex, 3 kg. d’oro e 3 cassette di sicurezza.