GdF: operazione anti-contraffazione a Caserta

Stefano Serafini

Dieci misure cautelari personali sono state eseguite all’alba di oggi dai finanzieri del Comando Provinciale di Caserta, nel corso di una vasta operazione anticontraffazione – coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e denominata “3G Shoes” – che ha consentito di smantellare un’organizzazione criminale dedita alla produzione e alla vendita di scarpe griffate, ma contraffatte, su scala industriale.L’operazione delle Fiamme Gialle casertane, che ha interessato le province di Caserta e Napoli, oltre all’arresto dei responsabili (5 ordini di custodia cautelare in carcere, 6 misure di arresti domiciliari e 2 obblighi quotidiani di presentazione alla polizia giudiziaria), ha comportato il sequestro preventivo di consistenti beni mobili e immobili nelle disponibilità degli indagati.Agli stessi arrestati, tutti incriminati di associazione per delinquere finalizzata alla contraffazione, alla produzione e alla successiva messa in commercio di prodotti con marchi contraffatti (principalmente calzature con falsi marchi “Hogan” e “Tod’s”), sono stati infatti sottratte 2 unità immobiliari aventi un valore di circa 500.000 euro, 15 tra motocicli e autovetture di lusso nonché conti correnti e cassette di sicurezza.Le indagini dei militari della Guardia di Finanza erano già iniziate nell’ottobre del 2009 dopo il sequestro di merci, materiali ed accessori vari, utilizzati per il confezionamento di scarpe contraffatte rinvenute in un seminterrato di uno stabile nel comune di San Marcellino.Le investigazioni sono quindi proseguite con numerose intercettazioni telefoniche e pedinamenti nei confronti dei sospettati, attività di polizia giudiziaria che hanno poi portato a diversi sequestri, tra cui 3 opifici, 3 autovetture, oltre 100mila pezzi tra tomaie, suole e accessori vari e circa 100 macchinari utilizzati per la produzione ed il confezionamento di calzature false di pregevole fattura, difficilmente distinguibili dagli originali.Proprio sulla base di quei risultati, gli inquirenti sono oggi riusciti a chiudere il cerchio intorno ai componenti di tre nuclei familiari del casertano e del napoletano che avevano organizzato, avvalendosi di ampie risorse umane e strumentali, una vera e propria industria del falso.