GdF: operazione anti-droga a Roma

St.Ser.

Tre ordinanze di custodia cautelare in carcere e una serie di perquisizioni domiciliari nei confronti degli appartenenti ad un’organizzazione criminale attiva nella Capitale e dedita al traffico internazionale di stupefacenti, sono state eseguite nelle prime ore del mattino dai militari della Guardia di Finanza di Roma.

Tra gli arrestati figura un soggetto attualmente sottoposto a regime carcerario perché ritenuto coinvolto nell’omicidio di Roberto Ceccarelli, avvenuto nel quartiere romano di “Prati” lo scorso 8 aprile.

Le indagini, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e decine di pedinamenti, hanno permesso ai finanzieri del G.I.C.O. (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) di pervenire anche al sequestro di oltre 150 kg di hashish, per un valore allo spaccio stimato in oltre 750.000 euro.

Gli arresti eseguiti oggi sono gli sviluppi dell’operazione “BOCH”, grazie alla quale il 30 maggio scorso le Fiamme Gialle erano riuscite a disarticolare un agguerrito sodalizio, operante nella zona della “Magliana”, dedito all’importazione di sostanze stupefacenti dal Sudamerica.

I soggetti arrestati questa mattina – tutti pregiudicati e già indagati per fatti analoghi – avevano stretto nel tempo solidi legami proprio coi vertici dell’organizzazione sgominata nella precedente operazione che la Guardia di Finanza romana aveva condotto lo scorso mese di maggio.

L’operazione odierna – battezzata con il nome di “BOCH 2” – giunge a conclusione di complesse indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, avviate nei confronti di un soggetto italiano residente in Spagna il quale, grazie ai suoi contatti con la criminalità organizzata maghrebina attiva sul territorio iberico, aveva la possibilità di negoziare grossi quantitativi di hashish da introdurre nel nostro Paese.

Le successive indagini effettuate dai finanzieri hanno permesso di individuare proprio i referenti dell’organizzazione di narcotrafficanti nordafricani i quali, sul territorio romano, si occupavano del finanziamento e della commercializzazione dello stupefacente.

La droga, proveniente dalla Spagna, giungeva in Italia occultata a bordo di autoarticolati adibiti al trasporto di prodotti alimentari congelati, di modo che i controlli su strada fossero il più possibile celeri (per non far deperire le merci) e che l’odore degli alimenti trasportati potesse in qualche modo confondere il fiuto dai cani anti-droga.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti lo stupefacente, generalmente, arrivava nelle zone industriali del litorale marchigiano per poi essere caricata su comuni autovetture prima di essere smerciata sul mercato clandestino degli stupefacenti nella Capitale.