GdF, operazione “Dirty leather”

Paola Fusco

È stata eseguita da militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza, in data odierna, la seconda fase degli interventi nell’ambito dell’indagine a contrasto delle frodi milionarie all’Iva nel settore del commercio delle pelli, destinate all’industria conciaria del distretto di Arzignano-Chiampo, polo manufatturiero, come noto, di rilevanza nazionale. In particolare, sin dalle prime luci dell’alba, più di  80 militari del Comando Provinciale di Vicenza e circa 50 finanzieri di altri Reparti, con l’impiego complessivo di circa 50 automezzi, hanno dato corso a un’ulteriore serie di perquisizioni (51) e conseguenti sequestri, estese anche in altre località del territorio nazionale (in provincia di Pesaro Urbino, Perugia, Padova, Cagliari, Verona, Venezia, Rovigo, Pisa, Treviso e Mantova), alla ricerca delle prove documentali della colossale frode, già individuata negli ultimissimi mesi e arginata con significativi provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria. Nelle operazioni risultano coinvolte ulteriori 26 imprese, in gran parte società filtro, a responsabilità limitata, amministrate da prestanomi nullatenenti, che si interpongono, tra il cedente (quasi sempre extracomunitario) e l’effettiva impresa acquirente, ultima utilizzatrice della materia prima. Le società filtro, che estraggono, in genere, le pelli importate dai depositi iva senza pagamento dell’imposta, per effetto dell’emissione di autofatture – risultano, per effetto della successiva fatturazione nazionale interna (in vendita), debitrici dell’imposta sul valore aggiunto, che, naturalmente, non versano. Le società acquirenti, invece, portano la stessa iva in detrazione. Si è realizzata, con tale sistema, un’ingente frode all’Erario, per decine di milioni di euro. In dettaglio, in questa seconda fase, i finanzieri hanno individuato un giro di fatture soggettivamente fittizie per un imponibile di circa 140 milioni di euro, con iva corrispondente per circa 28 milioni di euro, in parte non versata ed in parte indebitamente detratta. Il valore delle merci formalmente acquistate dalle società filtro ammonta, invece, a circa 70 milioni di euro. La vasta portata delle attività investigative odierne è testimoniata dall’elevato numero sia delle persone coinvolte, 40 indagati a vario titolo, che degli interventi effettuati (51 perquisizioni, tra sedi dichiarate delle società e abitazioni private, di cui 36 nella sola provincia berica). Molti di tali interventi, peraltro, hanno consentito di appurare l’esistenza solo fittizia, cartolare di talune società coinvolte. Queste ultime presentano, per lo più,  elementi comuni: mancanza di professionalità imprenditoriale dei rappresentanti legali (spesso stranieri, nullatenenti o con precedenti penali); fase di start up estremamente brillante (talune società conseguono, sin dal primo anno di vita, un volume d’affari elevato e certamente del tutto incongruo con le potenzialità economiche, patrimoniali e finanziarie dei soci, in un mercato connotato, peraltro, da rilevante competitività e dall’elevata professionalità); non adeguata solidità patrimoniale delle società (sempre a responsabilità limitata, con capitale sociale pari al minimo legale); omissione, in alcuni casi, da parte delle società stesse, della presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte  dirette e indirette; indicazione (in qualche caso) di un oggetto sociale non rispondente a quello effettivo; omesso versamento, sempre, dell’Iva e delle altre imposte (in taluni casi, per esempio, le imprese non versano l’iva a debito; in altri, evidenziano, con artifizi contabili, addirittura un’inesistente iva a credito). Complessivamente, allo stato, risultano effettuate 111 perquisizioni in aziende, abitazioni e altri luoghi, interventi presso istituti bancari con sequestro di conti corrente e sequestri cautelari di beni, tra cui autovetture di grossa cilindrata ed imbarcazioni di pregio (anche di 15 metri, con motori entrobordo di 850 cavalli), container di pelli grezze importate dalla Nuova Zelanda); sono state individuate frodi aventi ad oggetto pelli per un valore di 155 milioni di euro. Il danno all’Erario, solo in termini di mancato versamento o indebita detrazione di iva, ammonterebbe, fatti salvi più compiuti accertamenti, a circa 62 milioni di euro  di IVA. Il tutto attraverso un vorticoso giro di fatture soggettivamente false quantificato, allo stato, in  308  milioni di euro. 72 i soggetti, sino ad oggi, segnalati all’Autorità Giudiziaria, per reati fiscali, fallimentari, contrabbando, contro la P.A.  (di cui 22 residenti fuori dalla Provincia di Vicenza); 54 le imprese coinvolte (di cui 11 con sede al di fuori della provincia di Vicenza): 39 le società cartiere e 15 quelle cessionarie già individuate, anche di rilevanti dimensioni (con un fatturato, cioè, superiore ai 25 milioni di euro). Nell’ambito dell’indagine sono stati eseguiti, inoltre, quattro ordini di custodia cautelare in carcere mentre ad un quinto, riguardante ZONTA Vladimiro di Chiampo, non è stata ancora data esecuzione per la latitanza del predetto, ancorché le ricerche non siano mai state sospese ed, anzi, continuino senza sosta. A questo proposito, a maggior riprova della bontà degli elementi raccolti e della assoluta validità dell’impianto probatorio generato dalle indagini, va segnalato che il Tribunale del Riesame abbia, qualche giorno fa, respinto la richiesta di revoca della misura restrittiva della libertà, invocata dal difensore del latitante. Sempre in questa ottica va letta ed interpretata la decisione del 5 dicembre scorso del Tribunale di Vicenza – Sezione Fallimentare –, adito a seguito delle indagini di cui si tratta, con la quale è stato dichiarato il fallimento della GRIFO TRADING S.r.l., altra società filtro/cartiera, individuata nella prima fase dell’indagine, facente capo a CODA Lorenzo, già parimenti destinatario di analoga misura cautelare in carcere. Il Tribunale, in sostanza, con la sentenza di fallimento, ha riconosciuto insolvente la predetta GRIFO TRADING S.r.l. in relazione ai milioni di euro di IVA che la stessa deve versare al Fisco, emergente dalle fatture emesse: ciò ad ulteriore riprova, appunto, del preordinato meccanismo frodatorio che la Guardia di Finanza di Vicenza ha così interrotto. L’incisività degli interventi e la risolutezza della stessa Autorità Giudiziaria stanno avendo un’indubbia efficacia deterrente, talché, a seguito delle investigazioni, risulta che molte imprese operanti nel distretto di Arzignano abbiano deciso – fermo restando le responsabilità per le condotte illecite eventualmente tenute in passato – di mutare completamente le strategie imprenditoriali, impostando le attività su binari di stretta legalità. Ciò a tutto vantaggio non solo dello Stato (e, dunque, dell’intera collettività) ma della gran parte dei competitors, operanti nella medesima area, che pativano, di fatto, una concorrenza sleale, proprio per la possibilità, da parte di alcune aziende, di vendere a prezzi di mercato più vantaggiosi, atteso l’illegittimo risparmi fiscale conseguito.