GdF: operazione "Profondo Nero"

giovanni de roma

“Profondo Nero”. E’ senz’altro significativo il nome che la Guardia di Finanza e la Polizia di Stato di Reggio Calabria hanno dato a una maxi-operazione congiunta a seguito della quale sono state eseguite 32 ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di altrettanti imprenditori e professionisti operanti in campo nazionale e internazionale, accusati di un’evasione fiscale superiore ai 53 milioni di euro.

L’operazione, coordinata dai Magistrati della Procura della Repubblica di Palmi (RC), ha visto anche l’esecuzione di 40 perquisizioni condotte in Calabria, Campania, Lazio, Lombardia e Basilicata, nonché il sequestro di beni e di 12 società per un valore che supera  i 30 milioni di euro.

Secondo quanto accertato dagli investigatori di Fiamme Gialle e Polizia, i responsabili avevano creato una vera e propria struttura criminale finalizzata al riciclaggio di denaro proveniente da frodi fiscali, che poi confluiva sui conti esteri degli imprenditori e dei professionisti coinvolti nella vicenda oppure riportato in Italia in contanti utilizzando dei c.d. “spalloni”, ma la vera svolta alle indagini l’ha fornita il sequestro di oltre 100.000 euro in contanti eseguito presso la stazione Termini di Roma. In quella circostanza i finanzieri bloccarono la segretaria di un imprenditore campano, quest’ultimo attivo nel commercio all’ingrosso di pneumatici.

Quel denaro, come poi accertato dagli inquirenti, era frutto di vendite “in nero” ed era a sua volta destinato a professionisti romani implicati nella truffa. In pratica si trattava di restituire del denaro “bonificato” da società romane a fronte dell’emissione di false fatture, peraltro emesse da società-fantasma intestate a semplici prestanome e aventi sede legale in Estonia, Svizzera nonché in alcune città italiane.

Il ruolo centrale di tutta l’organizzazione l’aveva però ricoperto un avvocato italiano, residente in Svizzera, sul conto del quale è emersa la piena disponibilità di conti correnti accesi in Estonia e che, di fatto, aveva ideato e messo in piedi un vasto giro di false fatturazioni del quale avevano poi beneficiato parecchie imprese italiane e con cui era stato sinora possibile conseguire più che lauti ricavi in pressoché totale evasione d’imposta.