GdF, Pordenone: maxi confisca per frode fiscale

Giovanni De Roma

Una magnifica villa settecentesca, parte di un palazzo ubicato a pochi passi dal celebre Ponte di Rialto a Venezia, numerosi immobili, uno yacht di 13 metri e 7 autovetture storiche (tra le quali una Ferrari e una Porsche), erano il patrimonio che la Guardia di Finanza di Pordenone aveva già sequestrato ad un imprenditore per una frode fiscale da circa 17 milioni di euro.  

L’imprenditore operante nel commercio di prodotti informatici era infatti stato denunciato dai finanzieri al termine di una verifica fiscale che aveva fatto scoprire la maxi frode fiscale.

Confidando nei tempi tecnici necessari per completare le procedure di emissione dei titoli di pagamento, il responsabile si era “spogliato” del suo ingente patrimonio personale riversandolo in due fondi patrimoniali, uno alimentato dai propri beni immobili e l’altro da quelli mobili registrati.

Il ricorso ai due fondi (formalmente destinati a soddisfare le esigenze della propria famiglia) sarebbe servito a impedire la loro più che probabile acquisizione da parte dell’Erario. I finanzieri, intuita la “mossa”, avevano presentato nei suoi confronti una nuova denuncia proponendo all’Autorità Giudiziaria inquirente l’acquisizione di tutti i beni confluiti nei due fondi.

L’imprenditore, dopo aver temporaneamente riottenuto la disponibilità di quei beni, veniva in seguito condannato per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il Tribunale ordinava la conseguente confisca dei beni, ora divenuta definitiva dopo un inutile ricorso in Cassazione