GDF: Reggio Calabria, sequestrati alla ‘ndrangheta 210 milioni di euro

Gabriel Romitelli

Un sequestro di beni e quote societarie per oltre 210 milioni di euro e l’emissione di 11 custodie cautelari, sono l’importante bilancio dell’ultima operazione che i finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, unitamente a quelli dello SCICO (Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata), hanno condotto nei confronti della pericolosa cosca ‘ndranghetista dei Piromalli egemone in tutto il territorio della Piana di Gioia Tauro (RC).

L’operazione delle fiamme gialle – denominata “Bucefalo” – è una delle più importanti messe a segno negli ultimi anni per la consistenza dei patrimoni sequestrati, tra cui figura il parco commerciale “Annunziata” che è poi il più grande di tutta la Calabria.

La complessa indagine, delegata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, si è sviluppata attraverso l’esecuzione di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali nel corso delle quali sono venuti alla luce gli stretti rapporti d’affari intercorrenti tra la cosca dei Piromalli e un noto imprenditore campano, da lungo tempo trasferitosi in Calabria.

Nel corso di queste intercettazioni è così emerso come l’imprenditore campano, che verso la fine degli anni ’80 aveva trasferito le sue attività commerciali a Gioia Tauro, da semplice “taglieggiato”, aveva con il tempo assunto un ruolo fiduciario con il clan, tale da far determinare per ambedue le parti consistenti rapporti d’affari che poi, in vari decenni, gli hanno consentito di accumulare un’autentica fortuna.

Da venditore ambulante di prodotti d’abbigliamento, grazie ai sempre più sostanziosi “utili” prodotti per i Piromalli, l’imprenditore era dunque riuscito a divenire il proprietario unico di uno dei centri commerciali più importanti del Sud Italia, peraltro ottenendo trattamenti di favore dalle Pubbliche Amministrazioni locali grazie alle “pressioni” che il clan poteva esercitare su di esse.

Lo stesso imprenditore diveniva così l’indiscusso leader del settore dell’abbigliamento nella Piana di Gioia Tauro, anche grazie al totale regime di monopolio garantitogli dai suoi “soci” ‘ndranghetisti in grado di stroncare sul nascere qualsiasi forma di concorrenza nella zona.

Non era peraltro inusuale, come emerso proprio dalle intercettazioni, che chiunque volesse aprire un’attività economica all’interno di “Parco Annunziata” dovesse prima rivolgersi all’imprenditore che, in qualità di vero e proprio referente dei boss, poteva fornire rassicurazioni sulla tranquillità ambientale all’interno del complesso commerciale.

Nel corso delle investigazioni, i militari della Guardia di Finanza hanno per di più scoperto come i soggetti coinvolti avessero realizzato una parallela quanto fiorente attività criminosa finalizzata alla vendita di articoli d’abbigliamento con marchi contraffatti, a dimostrazione del fatto di come le grandi organizzazioni criminali siano in grado di diversificare i loro traffici illeciti nei settori ritenuti più remunerativi ed in ragione delle diverse caratteristiche ambientali ed economiche delle zone ove esercitano la loro influenza criminale.