GdF, Roma: maxi-blitz anticontraffazione

Ernesto Bruno

È in corso dalle prime ore di stamani un largo piano di contrasto alla contraffazione, condiviso con il Prefetto, le Associazioni di categoria e gli Enti Locali, che i finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno conducendo con il prezioso apporto del personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri, e che interessa svariate sulle aree della Capitale e del litorale romano sulle quali viene esercitata la vendita illecita di articoli non originali e/o di prodotti non sicuri. Duecento militari hanno così battuto l’area di via dell’Omo e quella compresa tra via della Conciliazione, Castel Sant’Angelo e via di Porta Angelica, controllando centinaia di venditori ambulanti, sequestrando migliaia di pezzi con marchi falsi e denunciando decine di persone.Parallelamente al blitz scattato nella Capitale, altri cento militari hanno operato sulle spiagge della provincia di Roma, tra le località di Ostia, Nettuno, Pomezia, Fiumicino, Civitavecchia e Ladispoli, controllando le merci di centinaia di ambulanti e sequestrando, anche in questo caso, migliaia di prodotti contraffatti.Allo stesso blitz si affiancano altre due brillanti operazioni che le Fiamme Gialle capitoline hanno contestualmente condotto nel medesimo settore d’intervento e in quello della tutela della salute pubblica. La prima si è sviluppata seguendo le tracce contabili, bancarie e doganali di alcune merci, che i finanzieri hanno poi intercettato e sequestrato dopo averle rinvenute all’interno di due container giunti dalla Cina e scaricati al porto di Livorno. Nel primo container, localizzato all’interno di un capannone industriale, conteneva 100.000 articoli della nuova collezione “primavera-estate 2013” con le false griffe “Armani”, “Chanel”, “Gucci” e “Louis Vuitton”, con dettagli e lavorazioni realizzati in maniera così accurata da poter ingannare anche l’occhio degli intenditori più esperti.Esaminando altra documentazione doganale di accompagnamento, i militari della Guardia di Finanza sono risaliti anche a un secondo container, in questo caso giacente presso una società di trasporti di Livorno, dove rinvenivano un carico di 15 tonnellate di generi alimentari adulterati, potenzialmente pericolosi per la salute, 85.000 farmaci di dubbia provenienza e 1.600 litri di bevande alcoliche. A destare preoccupazione in questo caso sono stati gli alimenti ed i farmaci rivenuti, trasportati in pessime condizioni igieniche e senza le necessarie apparecchiature di refrigerazione, nonché privi delle autorizzazioni del Ministero della Salute, dell’Ufficio di Sanità Marittima e dell’etichettatura prevista dalla normativa nazionale che prevede, oltre all’utilizzo della lingua italiana, le indicazioni relative alla composizione del prodotto, al luogo di produzione, alla data di scadenza ed ai principi attivi impiegati.La seconda operazione ha invece riguardato circa 3 milioni di articoli contraffatti, fra orologi di lusso, componentistica varia e macchinari di alta precisione, aventi un valore commerciale stimabile sui 15 milioni di euro.In questo caso le indagini sono scaturite dal monitoraggio di siti internet attivi nella vendita di oggetti di lusso, commercializzati a prezzi di gran lunga inferiori a quelli di mercato, che avevano già portato all’identificazione di un noto imprenditore di Ischia (NA).Ed è stato proprio pedinando le mosse di quest’ultimo che i finanzieri hanno operato un primo ingente sequestro di orologi contraffatti da polso, da tavolo e da parete, nonché di materiale informatico il cui esame ha loro permesso di ricostruire l’intera filiera distributiva, nonché di individuare una fabbrica situata nel milanese che assemblava orologi contraffatti delle prestigiose case “Rolex”, “Panerai”, “Patek Philippe” e “Audemars Piguet”. A seguito di ciò sono così scattati nuovi sequestri, peraltro eseguiti presso tre conosciute gioiellerie situate a Roma e Napoli, tutte in contatto con l’imprenditore di Ischia, al cui interno sono stati rinvenuti numerosi orologi falsi, realizzati con pregevole fattura, corredati dei certificati di garanzia, anch’essi falsificati, in modo tale da ingannare anche l’occhio più esperto.  A confermare che non si trattava di orologi di marca ma vere e proprie “patacche” sono stati i periti dell’Associazione Nazionale Orologiai Svizzeri (F.H.S.), società che cura servizi di consulenza dei principali produttori di orologi.