GdF, Roma: operazione anti-camorra, sotto sequestro beni per 65 milioni di euro

Ernesto Bruno

Beni mobili e immobili aventi un valore totale di oltre 65 milioni di euro sono stati sequestrati stamattina dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nei confronti dei fratelli Domenico e Giovanni Dell’Aquila, imprenditori campani del settore edilizio molto vicini al noto clan camorrista dei “Mallardo”, nonché nei confronti di altri loro parenti e fiduciari.Secondo le Fiamme Gialle di Roma, coordinate in questa complessa indagine dai magistrati della locale Procura della Repubblica, i Dell’Aquila avevano costituito nel territorio del basso Lazio una loro potente cellula economica, cresciuta a dismisura nel tempo grazie ai rapporti e ai reciproci vantaggi ottenuti con esponenti di spicco del clan “Mallardo”.Come dimostrato dalle indagini condotte dal G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, l’operatività criminale del clan, inizialmente orientato al controllo militare del territorio, si era poi estesa sino ad assumere anche il controllo economico di un esteso territorio che andava ben oltre quello di origine andando ad interessare, oltre la provincia napoletana, anche quella di Latina nonché altre zone dell’Emilia Romagna.Partendo da queste risultanze investigative i militari della Guardia di Finanza capitolina, sulla scorta delle direttive impartite dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno effettuato circa 100 accertamenti economico-patrimoniali nei confronti di altrettante persone fisiche e giuridiche, finalizzati all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati.Anche in questo caso massiccio è stato il ricorso a “prestanome” (tutti già gravati da precedenti di camorra), in capo ai quali intestare le proprietà e con i quali organizzare un’articolata holding imprenditoriale attiva nel settore delle costruzioni edilizie ed altri investimenti patrimoniali, il tutto per conto della predetta organizzazione malavitosa partenopea.Queste circostanze hanno così permesso alla holding capeggiata dal gruppo “Dell’Aquila” di accumulare un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare, tutto ciò a fronte del modesto profilo reddituale dichiarato.Tale sproporzione, unita all’indubbia pericolosità sociale, ha quindi permesso di richiedere l’applicazione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza, nonché il sequestro finalizzato alla confisca dell’intero patrimonio nelle disponibilità degli indagati.Al termine dell’operazione “Bad Brothers”, che ha visto l’impiego di 100 finanzieri, sono così finiti sotto sequestro: il patrimonio aziendale di 11 società, le quote societarie di altre 4 società, 174 unità immobiliari, 25 autoveicoli e motoveicoli (tra cui 3 vetture d’epoca), oltre a numerosi rapporti bancari, postali, assicurativi e azionari.