GdF: Roma, operazione contro la criminalità organizzata nella Capitale, arrestate 23 persone e sequestrati beni per 280 mln. di euro

Giuseppe Magliocco

23 persone arrestate e beni per 280 milioni finito sotto sequestro, sono queste le cifre dell’ultima importante operazione congiunta contro la criminalità organizzata conclusa oggi dai finanzieri e dai carabinieri dei rispettivi Comandi Provinciali di Roma.
Si tratta di soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili di appartenere a due distinte organizzazioni criminali particolarmente attive nei settori dell’estorsione e del riciclaggio di denaro sporco.
L’operazione dei Carabinieri e della Guardia di Finanza capitolina – convenzionalmente chiamata “Babylon” – ha interessato due sodalizi malavitosi in forte ascesa sul territorio cittadino, anche perché capeggiate da soggetti contigui a pericolosi clan di camorra come quello degli Amato-Pagano, egemone nel territorio di Napoli-nord con cui erano in stretti rapporti d’affari.
Il primo dei due gruppi smantellati oggi era capeggiato da V.G., soggetto già balzato agli onori delle cronache giudiziarie per la sua attività di trafficante internazionale di droga tra l’Olanda e l’Italia che dal 2001, anno in cui esce dal carcere romano di Rebibbia, decide di fare un significativo salto di qualità re-investendo il denaro proveniente dai suoi vecchi traffici in molteplici attività commerciali come bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie, sale giochi ecc., tutte sistematicamente intestate a prestanome oppure a suoi familiari per eludere eventuali investigazioni di polizia giudiziaria e tributaria.
Le indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, in particolare, hanno messo in luce la fiorente attività di riciclaggio di denaro sporco che intercorreva proprio tra V.G. ed un noto esponente del potente clan partenopeo degli Amato-Pagano.
Tra gli stratagemmi escogitati dai due per dare una parvenza di legalità a tutto quel fiume di soldi provenienti da attività di camorra, c’era quello di ripulirlo mediante cambiali e assegni emessi da imprenditori compiacenti, uno dei quali (M.G.) finito oggi agli arresti.
La seconda organizzazione malavitosa, invece, era capeggiata da C.G. che negli anni ’90 era un elemento di spicco della “sacra corona unita” pugliese, il quale, dopo essere diventato collaboratore di giustizia e essere stato trasferito per ragioni di sicurezza nel comune di Monterotondo (RM), aveva ricostruito un proprio gruppo criminale che agiva nei settori tipici della criminalità organizzata pugliese come quelli dell’estorsione e dell’usura.
Tra i diretti collaboratori di C.G., che aveva reclutato proprio tra i suoi contatti malavitosi ai tempi della sacra corona unita, c’erano soggetti particolarmente pericolosi che non disdegnavano di organizzare frequenti spedizioni punitive nei confronti delle vittime e di chi non rispettava le regole del clan.
Significativo al riguardo anche il rinvenimento di un vero e proprio arsenale di armi che era in dotazione al gruppo, e che ne testimonia lo spessore criminale.
Da rilevare, oltre ai 23 arrestati, anche la denuncia a piede libero di altri 26 soggetti accusati di essere loro fiancheggiatori tra i quali risultano notai, commercialisti e dipendenti di istituti bancari che ben si guardavano da segnalare come “sospette” (così come previsto dalla vigente normativa anti-riciclaggio) le numerose transazioni finanziarie realizzate dai responsabili.
L’ingentissimo sequestro patrimoniale disposto dal Tribunale di Roma, che nel dettaglio ha interessato 46 esercizi commerciali, 262 immobili, 222 rapporti finanziari, 32 tra auto e moto, 54 società, nonché 24 quote societarie in Roma, Milano, Pescara, Salerno, L’Aquila e Potenza, ha interessato anche alcuni famosi locali e storici bar della movida romana, a testimonianza di quali fossero le potenzialità finanziarie delle due organizzazioni grazie alle quali erano riuscite brillantemente ad infilarsi e consolidarsi nel tessuto economico della Capitale.