Gdf: scoperta associazione di “eco-criminali”

GLB

Un’associazione a delinquere finalizzata all’illecito trasporto e smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi, è stata scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia che hanno denunciato 18 soggetti, a vario titolo responsabili.Dopo una complessa indagine, le Fiamme Gialle vibonesi sono riuscite a ricostruire l’intera filiera delinquenziale messa in atto dai responsabili, con grave minaccia per la salute pubblica, attuata mediante lo stoccaggio e il successivo interramento di oltre 135.000 tonnellate di rifiuti provenienti da lavorazioni industriali, contenenti alte percentuali di sostanze tossiche come il nichel e il vanadio.Fra gli indagati figurano anche due dipendenti dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia, i quali avrebbero rilasciato autorizzazioni non conformi nei confronti di una società di smaltimento il cui titolare era già stato arrestato nel novembre 2009 per gravi reati ambientali.L’organizzazione di eco-criminali, in particolare, operava in varie regioni italiane, principalmente in Puglia, Calabria e Sicilia, aggiudicandosi appalti per lo smaltimento dei rifiuti in questione.Le procedure di smaltimento e recupero dei fanghi tossici, come accertato dagli inquirenti, avveniva però solo cartolarmente. Per gli eco-criminali, infatti, era molto più redditizio far sparire sotto terra i veleni (anche a ridosso di coltivazioni di agrumeti) risparmiando qualcosa come 18 milioni di euro che, invece, avrebbero dovuto essere impiegati per normali procedure di smaltimento ai termini di legge.I reati contestati ai responsabili vanno dall’associazione a delinquere, finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di oltre 135.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, al disastro ambientale con conseguente pericolo per l’incolumità pubblica, dall’avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale e alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, nonché dall’attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (tutti perpetrati in concorso tra gli indagati). Agli amministratori di una delle società coinvolte nell’inchiesta, per di più, è stato contestato anche il reato di evasione fiscale per il mancato pagamento del tributo – pari a 1.400.000 euro – dovuto per il deposito in discarica dei rifiuti solidi.