GdF: scoperta in Calabria una truffa milionaria

Stefano Serafini

Otto imprese sequestrate aventi un valore stimato in 30 milioni di euro, 37 indagati e responsabili a vario titolo dei reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, è questa la sintesi di una lunga indagine conclusa dai finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria grazie alla quale è stata scoperta una gigantesca truffa ai danni dell’Erario.

L’attività investigativa, coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Palmi (RC), ha consentito di portare alla luce l’esistenza di un’associazione a delinquere, costituita da un gruppo di imprenditori perlopiù legati da vincoli familiari, che è riuscita nell’arco del trascorso decennio ad entrare illecitamente in possesso di ingenti somme – stanziate quali aiuti pubblici -ed a realizzare così un vero e proprio impero economico a spese dei contribuenti.

Si tratta di aziende operanti prevalentemente nel settore oleario e alberghiero, tutte direttamente o indirettamente riconducibili a una famiglia di imprenditori molto attiva su Cittanova (RC) e nella fascia aspromontana tirrenica della provincia di Reggio Calabria.

Le indagini delle Fiamme Gialle reggine si sono dapprima indirizzate ai primi anni 2000, periodo nel quale i responsabili della frode costituirono appositamente due società che venivano utilizzate per sostenere un vorticoso giro di fatture per operazioni parzialmente o del tutto inesistenti, peraltro accompagnato da fittizie movimentazioni bancarie.

Lo scopo dei malfattori, infatti, era proprio quello di creare verso agli Enti erogatori, una dettagliata documentazione finanziaria ma nella quale erano indicati costi del tutto inesistenti, così da ripianare (attingendo ai contributi pubblici erogati ai sensi della legge 488 del 1992), le casse di una loro azienda olearia nonché di un’elegantissima struttura alberghiera dotata di villette in stile mediterraneo, piscina, parco giochi ed impianti sportivi e persino di un ampio parco di ulivi secolari.

Anche i profitti realizzati mediante la creazione di falsi crediti di I.V.A. da parte delle imprese riconducibili alla famiglia indagata – per ingenti importi pari a circa 5,4 milioni di euro – secondo gli inquirenti sono stati reimpiegati nella realizzazione delle due citate attività imprenditoriali.

In questo modo gli organizzatori della truffa sono arrivati, solo per il lussuoso albergo che avevano realizzato, a richiedere tra il 2001 e il 2006 erogazioni di denaro pubblico per oltre 7 milioni di euro dei quali, anche a seguito dell’attività investigativa posta in essere dai finanzieri, sono riusciti a percepire poco meno di 2 milioni di euro.

Anche nel settore oleario curato dallo stesso gruppo di imprenditori-truffatori, le Fiamme Gialle di Reggio Calabria sono riuscite a scoprire indebite percezioni di aiuti pubblici quantificate in oltre 2,7 milioni di euro.

Particolarmente utili alle indagini si sono rilevate le “segnalazioni di operazioni bancarie sospette” inviate alla Guardia di Finanza dall’attuale Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, tramite le quali si è potuto scoprire come numerosi trasferimenti di valori, effettuati dalle società controllate dai responsabili, attestavano falsamente il sostenimento di costi e apporti di capitale proprio, così da consentire agli associati il conseguimento dei sostanziosi contributi previsti dalla Legge 488/92.