GdF: scoperto giro di scommesse clandestine all’ippodromo di Palermo

Leonardo Ricci

Un gruppo criminale dedito alla raccolta di scommesse clandestine è stato sgominato dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo presso lo storico ippodromo cittadino “La Favorita”.

Nell’arco di poco meno di due anni di indagini le fiamme gialle palermitane hanno fatto affiorare un giro d’affari completamente occulto che, agendo parallelamente al mondo delle scommesse ippiche regolari, ha movimentato una somma di giocate quantificata in più di mezzo milione di euro.

Al momento sono ben 18 gli indagati, tutti residenti nella provincia di Palermo, per i quali è già stato chiesto il rinvio a giudizio.

I reati contestati ai membri del sodalizio vanno dall’associazione per delinquere, all’organizzazione di scommesse abusive su competizioni sportive e al concorso nel reato. Tra di loro, peraltro, ci sono diversi soggetti già gravati da denunce e precedenti penali, anche specifici, e dunque recidivi.

L’indagine della Guardia di Finanza era stata avviata nel 2010, allorquando alcune analisi statistiche curate da Enti del settore ippico segnalarono una significativa diminuzione delle giocate raccolte, talvolta con decrementi quantificati sino al 40%.

Avvisati dell’anomalia i finanzieri hanno così iniziato gli appostamenti, acquisendo così le prime prove sull’esistenza del fenomeno delle scommesse clandestine.

Sotto il diretto coordinamento della Procura della Repubblica, sono state compiute anche numerose intercettazioni telefoniche, nonché piazzate diverse microcamere in punti strategici dell’ippodromo, grazie alle quali è stato possibile filmare decine e decine di incontri e scambi di denaro fra gli allibratori abusivi e i loro clienti.

Il meccanismo era divenuto così ben rodato che, anche a pochi minuti prima dell’inizio delle corse, persino gli scommettitori abituali preferivano rivolgersi ai bookmaker clandestini anziché versare le loro puntate presso gli sportelli abilitati, questo perché allettati da quote di vincita mediamente più alte rispetto a quelle garantite dai circuiti legali.

Secondo gli inquirenti l’attività clandestina di raccolta scommesse, agendo occultamente, non solo ha determinato un calo della raccolta legale delle scommesse ippiche ma ha anche causato un’alterazione sul funzionamento del sistema condizionandolo in maniera indiretta.

Il regolamento delle scommesse, infatti, determina le quote di vincita in ragione delle puntate effettuate sul singolo cavallo, se tali giocate vengono dirottate su canali non ufficiali è dunque evidente che le percentuali di vincita vengono ad essere fortemente condizionate, così come condizionate sono le strategie di gioco e le scelte dei giocatori che sommettono solo sui circuiti ufficiali.