GdF: sequestrate cartucce e toner falsi per milioni di euro

Leonardo Ricci

Con i loro toner per stampanti, fotocopiatrici e fax erano persino riusciti a rifornire moltissimi uffici della Pubblica Amministrazione, ma i loro prodotti, spacciati per originali, erano assolutamente falsi.

E’ questo il sunto di una maxi-frode che i finanzieri del Comando Provinciale di Novara hanno scoperto nel corso dell’operazione “True Type”, che ha permesso loro di sequestrare 400.000 prodotti unitamente ad altro materiale idoneo per produrne almeno altri seicentomila, nonché d’individuare la base operativa dell’organizzazione ricavata all’interno di un magazzino sito a Borgo Ticino (NO).

Proprio all’interno dello stabile le Fiamme Gialle novaresi hanno rinvenuto macchinari e prodotti semi-lavorati con i quali venivano praticamente riprodotte cartucce toner che, da semplici prodotti assolutamente anonimi, venivano trasformati in “originali” con tanto di confezioni, ologrammi e fogli delle istruzioni praticamente uguali a quelli fabbricati delle società più importanti del settore.

Nonostante che al momento dell’intervento presso il magazzino non sia stato trovato alcun addetto alla produzione, ai finanzieri è comunque bastato acquisire la poca documentazione ivi presente per ricostruire, dopo un certosino lavoro d’indagine, tutta la filiera produttiva dei “toner-fake” nonché di capire attraverso quali meccanismi venissero commercializzati sino ad arrivare persino ad inquinare le forniture di uffici pubblici.

I prezzi estremamente concorrenziali di questi prodotti, infatti, avevano attirato l’attenzione dei funzionari incaricati di curare le forniture necessarie per il funzionamento delle stampanti per PC, dei fax e delle fotocopiatrici, tutti materiali di larghissimo uso ma i cui costi non poco incidono sui sempre più contenuti capitoli di spesa a disposizione.

Nonostante questi toner non potessero riprodurre anche le caratteristiche tecnico-qualitative dei prodotti originali, i responsabili del traffico comunque non lesinavano, in caso di eventuali problemi, sostituzioni di partite difettose al fine di non scontentare alcun cliente rafforzando così la fiducia nei loro confronti.

A questo, come nelle migliori realtà produttive del “falso”, si affiancava la disponibilità di materiali e di mezzi con i quali fabbricare prodotti del tutto simili a quelli delle case madri.

A tal riguardo degna di nota è anche la fitta rete della quale si avvalevano i responsabili per acquisire i toner esausti prima di avviarli alla loro rigenerazione, unitamente l’intreccio documentale creato ad arte sugli stessi prodotti per sviare possibili controlli.

Ingegnoso era anche il trasporto degli stessi che, perlomeno formalmente, erano destinati a una inconsapevole società del varesotto, ma che poi venivano stoccati per un certo numero di giorni in “fermo deposito” presso gli spedizionieri prima di essere ritirati in forma anonima, il tutto con l’interposizione di prestanomi e di società-filtro.

Per avere un’idea di quanto largo fosse ormai diventato il giro di prodotti contraffatti messo in piedi dai responsabili, basti considerare che i sequestri hanno interessato ben 17 regioni italiane per un controvalore commerciale che sul mercato vale diversi milioni di euro.